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aggressione razzista

Mariam, la romana massacrata dalla baby gang rosa e morta dopo 12 giorni di coma

La 18enne di origine egiziana pestata a morte su un autobus in Inghilterra. Le sue coetanee e carnefici pubblicano il video dell’aggressione su internet

Mariam, la romana massacrata a 18 anni dalla baby gang rosa muore dopo 12 giorni di coma

L’hanno massacrata di botte alla fermata dell’autobus, calci e pugni in tutto il corpo fino a farle perdere i sensi. Poi hanno condiviso il video del pestaggio con gli amici. E, non contente, queste «leonesse della tastiera» l’hanno derisa mentre era in coma su un lettino d’ospedale. Mariam è morta mercoledì. I medici, all’inizio, non si sono resi conto delle sue condizioni e l’hanno dimessa dopo poche ore senza scoprire che era in corso un’emorragia cerebrale. Mariam Moustafà era nata in Italia da genitori egiziani ed era cresciuta ad Ostia. Aveva solo 18 anni. E la sua storia sta scatenando un caso diplomatico fra Il Cairo e Londra, anche perché l’unica persona fermata per l’aggressione mortale è già stata rilasciata su cauzione.

I fatti risalgono al 20 febbraio. Teatro, la città inglese di Nottingham, 300 mila abitanti nelle Midlands orientali. Mariam, che si era trasferita in Inghilterra quattro anni fa con la famiglia, aspettava il bus davanti al Victoria Center, in Parliament street. Un gruppo di ragazze sui 16-17 anni le si è avvicinato e una di loro l’ha apostrofata con l’appellativo «black rose» (rosa nera), facendo chiaramente allusione al colore scuro della sua pelle. Quindi, le botte.

La baby-gang al femminile ha cominciato a picchiarla, trascinandola per metri sull’asfalto. Lei è riuscita a liberarsi e a salire sul mezzo pubblico. Le belve in gonnella non le hanno dato tregua e sono salite anche loro sull’autobus, continuando a pestarla. Solo l’intervento dell’autista ha impedito che continuassero. Ma la diciottenne aveva già perso i sensi. Trasportata al Queen’s Medical Center, è stata dimessa cinque ore più tardi. Ma il giorno seguente stava ancora malissimo ed è stata ricoverata d’urgenza al Nottingham City Hospital, dove il suo cuore si è fermato per sempre dopo dodici lunghi giorni di coma.

Non contente (o forse sì) del brutale pestaggio, le carnefici di Mariam hanno pubblicato sulla Rete il video dell’episodio e la sorella quindicenne Mallak ha riferito di aver scoperto che alcune delle persone coinvolte nell’aggressione deridevano anche le condizioni della ragazza su Instagram. Ad agosto Mallak e Mariam erano state aggredite in un parco. I colpevoli non erano mai stati individuati. I genitori, che hanno anche un figlio di 12 anni, puntano l’indice contro i medici che avrebbero sottovalutato le condizioni della diciottenne ferita, e degli investigatori, che non avrebbero fatto nulla dopo la prima violenza. Il rilascio dell’unica ragazza, una diciassettenne, fermata nel corso delle indagini ha esarcerbato ancora di più gli animi. Il capofamiglia Muhammad Moustafà è convinto che la matrice dell’aggressione sia razziale.

La polizia del Nottinghamshire ha confermato che è in corso un’approfondita inchiesta, spiegando però che «al momento non ci sono informazioni per suggerire che l’aggressione sia stata motivata dall’odio». Ma, hanno sottolineato gli investigatori, «continuiamo a mantenere una mente aperta». Diversi giovani sono sta- ti già interrogati. Gli inquirenti attendono i risultati dell’autopsia per chiarire meglio le cause del decesso e cercano testimoni, anche utilizzando il video della telecamera sul bus.

La notizia ha scatenato una forte indignazione in Egitto. Su Twitter è virale l’hashtag «i diritti di Mariam non andranno persi» e il procuratore generale egiziano, riferisce la Bbc, ha chiesto agli investigatori britannici di condividere le informazioni. A rappresentare la vittima in Inghilterra c’è anche l’avvocato dell’ambasciata egiziana. Il caso sarà raccontato domani nel corso della trasmissione di «Le Iene». 

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Commenti

  • Luigi

    Fazia

    13:01, 17 Marzo 2018

    Fare giustizia

    Se dipendesse da me questi delinquenti assassini li consegnerei all'Egitto per essere processati e giudicati.

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