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Usa, nella scuola media si fa propaganda islamica

Una mamma ha denunciato un istituto del New Jersey

Usa, nella scuola media si fa propaganda islamica

Con le differenze culturali non si gioca. Lo scrisse Regis Debray, intellettuale francese di sinistra (sottolineato mille volte), il quale fece notare che a forza di tenere a contatto in modo disinvolto identità dai principi spesso inconciliabili può accadere come quando si frizionano i dorsi delle mani l’un contro l’altro, a lungo: prima o poi esce un’irritazione e poi un eczema.

Ecco servito, dagli Stati Uniti, un esempio di ciò che non dev’essere fatto. Una mamma, Libby Hilsenrath, ha trascinato in tribunale una scuola media del New Jersey, la Chantham County School, accusandola di violazione del Primo Emendamento alla Costituzione, quello che stabilisce la laicità dello Stato. I fatti sono questi. Ormai quasi un anno fa, alla classe del figlio dodicenne della signora, durante l’ora di geografia e culture del mondo, furono mostrati due video riguardanti l’Islam. E fin qui, nel principio, nulla di male: secondo il Pew Research Institute, la popolazione di religione musulmana negli Stati Uniti è destinata a passare dai 3,45 milioni del 2017 agli 8 milioni del 2050. Pacifico andare a vedere di cosa si tratti. A meno che il materiale di studio non contenga veri e propri inviti alla conversione e neanche tanto subliminali. Ed è esattamente quello che è accaduto al figlio della signora Libby e ai suoi compagni di scuola. Invece di trovarsi di fronte dei video sull’Islam, si sono trovati di fronte video per l’Islam.

Nel primo, che si intitola “5 minuti di introduzione all’Islam”, sono enfatizzati i precetti di fede: l’Islam viene presentato non nel suo inquadramento di sviluppo cronologico e geografico, ma come il “faro splendente contro il buio di repressione, segregazione, intolleranza e razzismo”. Il Corano non viene illustrato nelle sue parti e tematiche, ma viene definito “guida perfetta per l’umanità”. Maometto? “L’ultimo messaggero di Dio”, “guida di questo mondo e del mondo dopo di questo”. E poi viene rivendicata senza mezzi termini la superiorità della cultura islamica a quella occidentale: “I Musulmani – si legge nel video – hanno riscoperto le scienze perdute di architettura, ingegneria, medicina, astronomia e agricoltura diventando i più grandi mecenati di scienze e arti nel Medioevo. Mentre l’Europa languiva nelle tenebre”. E poi viene fatto intendere che Tommaso D’Aquino avesse costruito il suo pensiero praticamente copiando il filosofo arabo Averroè, cosa assolutamente non vera. Peraltro, come spiega Remi Brague nel suo il Futuro dell’Occidente, il contributo al sapere dato dagli arabi non è certo trascurabile, ma ciò deriva dalla loro riscoperta dalla conoscenza greca in medicina, matematica, filosofia.

Dunque, in cinque minuti, demagogia e propaganda religiose a buon mercato, picchiettando sulle coscienze di ragazzini meno che adolescenti e dunque maggiormente influenzabili. A creare “atmosfera” aiuta anche il sottofondo musicale del video, dove si snodano note e parole di “Qasida Burda”, un poema dell’anno mille che parla della “spade rosse (di sangue n.d.) dopo che sono state immerse”. Nel corpo degli infedeli, ovviamente. La canzone è in arabo, ed è dunque improbabile che i ragazzini americani l’abbiano capita (a meno che qualcuno non sia bilingue). Però tutto compone il profilo di un prodotto propagandistico, che si chiude con in sovrimpressione la scritta: “Possa Dio aiutarci a trovare la vera fede. L’Islam. Ameen”.

Ma non è finita. Perché ai poveri pargoli del New Jersey è stato propinato anche un altro video, a cartone animato: “I Cinque Pilastri dell’Islam”. Due bambini giocano a palla in un prato, in una rassicurante giornata di sole e cielo azzurro, quando vengono interrotti da un canto. “Senti? Cos’è?”, chiede un bambino. “E’ l’athaan, il richiamo alla preghiera”, risponde l’altro. Che è musulmano e comincia una breve illustrazione dei cinque pilastri della sua religione: la fede, la preghiera, la carità, il digiuno e il pellegrinaggio. Siccome il Muezzin ha chiamato, non può sottrarsi e comincia ad andare. L’amico, rimasto solo con il pallone, fa la faccia triste. Allora l’altro torna indietro e gli fa: “vuoi venire a vedere la nostra preghiera?”. E quello, tutto contento, trotterella dietro a lui verso la moschea. Convertito proprio no, ma già è sulla buona strada.

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