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SUL PONTE DI WESTMINSTER A LONDRA

La musulmana "indifferente" dopo l'attentato? Opera di un troll russo

L’autore del tweet è un falso. La donna era sconvolta

La musulmana "indifferente" dopo l'attentato? Opera di un troll russo

La foto era vera, ma la ragazza musulmana che passava accanto a cadaveri e feriti, "indifferente" non lo era affatto.

L’indignazione suscitata dalla foto, rilanciata su Twitter, all'epoca dell’attentato sul ponte di Westminster a Londra nel marzo scorso è stata tanta. L’autore del tweet però è falso. Come ha sottolineato l’Independent, il profilo Southlonestar che in quel frangente postò il messaggio accusatorio contro la donna velata, ingiustamente messa alla gogna, faceva parte di una fabbrica di troll russa insieme ad altri migliaia simili, incaricati di diffondere messaggi falsi e destabilizzanti e di influenzare così le scelte politiche, con una propaganda mirata.
 «Questa donna musulmana non si interessa all’attacco terroristico, cammina con noncuranza accanto a un uomo moribondo mentre controlla il telefono»: così recitava il messaggio che accompagnava la foto, insieme agli hashtag #BanIslam. L’immagine venne rilanciata da attivisti dell’estrema destra americana e britannica per attaccare l’indifferenza della donna velata.

In realtà, come spiegò all’epoca lo stesso autore dello scatto, Jamie Lorriman, la donna era chiaramente «traumatizzata e visibilmente stressata». Era solo una tra le centinaia di persone testimoni del massacro compiuto dal furgone che era piombato sui pedoni inermi e che ora stava cercando di allontanarsi cercando di non guardare «l’orrore che la circondava». Il profilo falso russo - Southlonestar - nel frattempo è stato chiuso ma in passato aveva anche fatto campagna pro-Brexit. Londra sta cominciando a comprendere l’entità della minaccia posta dai troll russi: il deputato britannico Damian Collins, presidente della Commissione cultura, media e sport, ha chiesto a Twitter di fornire esempi di post legati alla politica britannica e prodotti da profili falsi russi, citando possibili «interferenze da parte di attori stranieri nel processo democratico nel Regno Unito».

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