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L'INCHIESTA USA

Russiagate, l'ex capo della campagna elettorale di Trump si consegna all'Fbi

Prime tre incriminazioni per le collusioni con Mosca, tra cui Manafort e il socio Gates. Contestati la cospirazione e il riciclaggio. Il presidente: "Roba vecchia di anni"

Russiagate, l'ex capo della campagna di Trump si costituisce all'Fbi

Il presidente Usa Donald Trump

Arrivano le prime incriminazioni, i primi arresti e le prime ammissioni nell'inchiesta sul Russiagate. Con un'accelerazione improvvisa il procuratore Robert Mueller, che indaga sulle presunte ingerenze russe nelle elezioni presidenziali Usa del 2016, ha formulato 12 capi di accusa nei confronti di Paul Manafort, ex manager della campagna elettorale di Donald Trump, e del suo socio Rick Gates. Entrambi si sono costituiti lunedì mattina nella sede di Washington dell'Fbi. Le accuse formulate nell'atto di rinvio a giudizio da parte di un Gran Giurì federale sono gravi: cospirazione contro gli Stati Uniti, cospirazione per il riciclaggio di denaro, aver svolto il ruolo di agente non dichiarato del governo Ucraino, dichiarazioni false e fuorvianti e la mancata presentazione di documenti su sette conti in banche straniere. Di fronte al tribunale distrettuale federale di Washington gli imputati si sono dichiarati "non colpevoli" di tutte le accuse. I giudici hanno fissato una cauzione di 10 milioni di dollari per Manafort e di 5 milioni per Gates: per tutti e due sono stati disposti gli arresti domiciliari.

L'atto del procuratore speciale, pubblicato dai media statunitensi, contiene 12 capi d'accusa. In totale, per gli inquirenti, "oltre 75 milioni di dollari sono passati sui conti offshore" di Manafort. Per gli inquirenti Manafort avrebbe "riciclato oltre 18 milioni di dollari" che avrebbe usato "per comprare beni, proprietà e servizi negli Stati Uniti". Si tratta di entrate che Manafort ha tenuto nascoste al Tesoro e al Dipartimento di Giustizia Usa. Il suo socio in affari Gates avrebbe trasferito oltre 3 milioni di dollari da altri conti offshore.

Donald Trump ha reagito, come di consueto, attraverso il suo account Twitter. "Mi dispiace, ma tutto questo risale ad anni fa, prima che Paul Manafort entrasse a far parte della campagna di Trump", ha scritto il tycoon. Che poi ha rincarato: "Inoltre, non c'è alcuna collusione" con la Russia. Nell'atto di incriminazione, tuttavia, si legge che Manafort e il suo socio hanno cospirato contro gli Stati Uniti "tra il 2006 e il 2017". La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ha assicurato che le accuse non cambiano la linea del presidente, che continuerà a collaborare con Mueller. Per la Casa Bianca le accuse contro i due ex collaboratori "non hanno niente a che vedere con il presidente o con l'attività di campagna". "Stiamo dicendo dal primo giorno che non c'è nessuna prova della collusione Trump-Russia, e niente nell'atto di accusa di oggi cambia la situazione", ha insistito Sanders.

Più pericolose per Trump potrebbero rivelarsi le ammissioni di un altro ex consigliere della campagna elettorale. Un avvocato di Chicago, George Papadopoulos, ha confessato di aver mentito all'Fbi a proposito di una conversazione con un agente ritenuto vicino al governo russo. Un professore che nel 2016 avrebbe proposto di diffondere migliaia di email con contenuti che avrebbero infangato Hillary Clinton. Su questa conversazione, il consigliere di Trump avrebbe taciuto la verità agli inquirenti affermando che l'uomo con cui aveva parlato "non valeva niente". Papadopoulos diventa così il terzo membro del comitato elettorale del presidente americano a finire sotto accusa. Il ruolo dell'ex collaboratore George Papadopolous nella campagna di Donald Trump è stato "molto limitato", ha sottolineato la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ricordando che l'avvocato - entrato nell'orbita della campagna di Trump nel marzo del 2016 era "un volontario".

Tra Papadopoulos e Manafort ci potrebbe essere però almeno un collegamento. Il Comitato di Intelligence del Senato avrebbe un dossier sulle email della campagna di Trump, che include uno scambio in cui Manafort discuteva i tentativi da parte di Papadopoulos di organizzare una visita di Trump in Russia con almeno un altro funzionario della campagna. L'Fbi ha arrestato Papadopoulos il 27 luglio. Il 5 ottobre l'avvocato si è dichiarato colpevole di "dichiarazioni false e fraudolente".

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