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L'EX TERRORISTA IN BRASILE

Battisti senza pietà: "Non chiedo scusa ai familiari delle vittime"

Il ministro Jardim: "Ha violato la nostra fiducia"

Il presidente Temer pronto a revocare l'asilo: Battisti verso l'estradizione

Cesare Battisti

Battisti torna a parlare dal Brasile e lo fa rivolgendo un messaggio alle famiglie delle vittime. "Tutte le morti sono deplorevoli. Ma non c'è motivo che chieda scusa per qualcosa che hanno commesso altri". Cesare Battisti, condannato in Italia all'ergastolo per quattro omicidi, risponde così alla domanda se intenda mandare un messaggio alle famiglie delle vittime che la giustizia italiana gli imputa. Poi parla anche della sua permanenza in Brasile come rifugiato. L'ex terrorista afferma di sentirsi "brasiliano" più che italiano dopo tutti gli anni trascorsi lì come rifugiato. E sull'Italia dice che contro di lui c'è solo "odio e risentimento".

Sul caso Battisti, oggi ha preso la parola anche il ministro della Giustizia brasiliano. Battisti ha «violato la fiducia», del Brasile con il suo tentativo «sospetto» di attraversare il confine con la Bolivia. Lo ha detto Torquato Jardim. L’esponente dell’esecutivo ha confermato l’intenzione del governo di Brasilia di rivedere la decisione del 2010 dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva di rifiutare l’estradizione dell’ex membro dei Proletari armati per il comunismo. Jardim ha parlato anche di un «miglioramento delle relazioni diplomatiche con l’Italia» e ha sostenuto che la decisione sull’estradizione è un «atto sovrano» che può essere preso in qualsiasi momento. Il ministro raccomanda comunque che il presidente Michel Temer attenda la decisione del giudice della Corte suprema di giustizia, Luiz Fux, sull’habeas corpus precauzionale presentato dalla difesa di Battisti. È la prima volta che il ministro parla apertamente dei negoziati per l’estradizione dell’ex Pac, condannato in contumacia in Italia a quattro ergastoli per altrettanti omicidi.

La replica di Battisti non si è fatta attendere: dalle pagine di Folha de Sao Paolo si è detto convinto di essere "dalla parte della ragione", perché "in prescrizione dal 2013 e non si può tornare dopo cinque anni". "Come può un Paese accogliermi, permettermi di crearmi una famiglia, affetti, professione, e poi dire 'Basta, ora te ne vai'? Che mostruosità è?", ha chiesto l'ex terrorista. Che non ha esitato a definire l'Italia "un Paese arrogante". L'ex Pac ha rivolto quindi un appello al presidente brasiliano Temer: "Vorrei che prendesse profondamente coscienza della situazione. E valutasse se debba continuare a seguire queste pressioni o se debba fare un grande atto di giustizia e umanità", ha detto. "Anche perché, per farlo, ha tutto dalla sua parte, ha la legge dalla sua parte. Temer ha tutti gli strumenti giuridici e politici per compiere un atto di umanità e lasciarmi qui" in Brasile.

Condannato in Italia in contumacia in via definitiva nel 1993, Battisti era fuggito prima in Francia e poi in Brasile: qui fu arrestato nel 2007 e, a seguito del fermo, l'Italia ne chiese l'estradizione. Nel 2009 la Corte suprema brasiliana aveva autorizzato l'estradizione, ma si trattava di una decisione non vincolante, che lasciava l'ultima parola al capo dello Stato. Fu l'allora presidente Lula a negare l'estradizione. La vicenda si è riaperta dopo l'arresto di Battisti, il 4 ottobre, vicino al confine con la Bolivia. Secondo la polizia, stava provando a lasciare il Paese.

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