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DOPO IL REFERENDUM PER L'INDIPENDENZA

Catalogna, il braccio di ferro continua in tribunale. Interrogato il capo dei Mossos, Barcellona indaga sulla polizia spagnola

Catalogna, il braccio di ferro continua in tribunale. Interrogato il capo dei Mossos, Barcellona indaga sulla polizia spagnola

Il prefetto del governo spagnolo in Catalogna, Enric Millo, si è scusato per le violenze della Guardia Civil e della Polizia Nazionale durante il referendum convocato dal governo catalano il 1 ottobre. "Posso solo chiedere scusa a nome degli agenti coinvolti", ha detto Millo in un’intervista a TV3. Per il prefetto, tuttavia, la responsabilità finale delle violenze ricade sulla Generalitat, che si è rifiutata di rispettare l’ordinanza del tribunale di annullare il referendum.

Inchiesta sulla polizia nazionale
Ma il braccio di ferro tra Madrid e la regione secessionista continua su più fronti. Un giudice di Barcellona ha aperto un’indagine sull’operato della polizia nazionale durante il referendum del 1° ottobre in 23 seggi della città (e non solo in uno come chiedeva la procura), in cui rimasero ferite 130 persone, e ha invitato la procura a non "sminuire la gravità" di quanto accaduto quel giorno. Il giudice intende accertare se ci sia stata "proporzionalità"nell’operato degli agenti e se l’intervento abbia «colpito la normale convivenza».

Madrid: si torni alla legalità
Il governo di Madrid, intanto, insiste nel chiedere al governatore catalano Carles Puigdemont di "tornare alla legalità" affinché si possa "parlare e dialogare" nel «rispetto» della legge. A dirlo è stato il portavoce dell’esecutivo guidato dal premier Mariano Rajoy, Inigo Mendez de Vigo, segnalando che lo stanno chiedendo anche migliaia di cittadini, imprenditori, sindacati e media. Per il portavoce del governo di Madrid, tornare alla legalità implicherebbe anche "tornare al dialogo nel Parlamento della Catalogna", che "si è rotto" il 6 e il 7 settembre, aprendo una "breccia" che ora secondo l’esecutivo va chiusa. 

Interrogato il capo dei Mossos
Il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero, è stato rimesso in libertà dopo che ha deposto al palazzo di giustizia di Madrid, e per lui non è stata chiesta alcuna misura cautelare. Lo hanno fatto sapere fonti giudiziarie. Trapero è indagato per sedizione a causa dei fatti del 20 settembre, quando la Guardia civil fu assediata durante un’operazione legata al referendum sull’indipendenza. Secondo le fonti, la procura non ha chiesto né il carcere né alcuna altra misura cautelare per Trapero, e nemmeno per gli altri indagati (l’intendente dei Mossos, Teresa Laplana; i presidenti dell’Assemblea nazionale catalana, Jordi Sanchez, e di Omnium Cultura, Jordi Cuixart). Prima che i quattro fossero ascoltati, la procura aveva presentato nuova documentazioni sui fatti. Per questo, alcuni investigatori avevano chiesto la sospensione delle dichiarazioni, ma Trapero ha scelto di deporre. Cuixart non lo ha invece fatto, in attesa di analizzare i nuovi documenti. Il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero, risulta indagato per sedizione e rischia fino a 15 anni di carcere. 

La fuga delle imprese a Madrid
Intanto il governo spagnolo ha approvato un decreto legge con cui facilitare alle imprese con sede legale in Catalogna il trasferimento nel resto della Spagna. Per farlo, esse non dovranno più ottenere l’approvazione dell’assemblea degli azionisti. Secondo una nota del ministero dell’Economia, ciò varrà per tutte le imprese, escluse quelle nel cui statuto sia previsto espressamente che il consiglio di amministrazione non possa essere competente del cambio di sede.

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