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IL REFERENDUM PER L'INDIPENDENZA

Elezioni Catalogna, muro contro muro tra Madrid e Barcellona

Elezioni Catalogna, muro contro muro tra Madrid e Barcellona

E' muro contro muro in Spagna alla vigilia del referendum per l'indipendenza della Catalogna, previsto per domani. Il governo spagnolo manda a dire da giorni che "non ci sarà alcun voto", minaccia multe salate per gli scrutatori, e per impedire la consultazione mette in campo più di 10 mila agenti. Ieri sera alcuni cittadini hanno occupato pacificamente alcuni seggi per impedire che la polizia li chiuda e circa 80 mila persone hanno assistito al comizio finale del leader catalano Carles Puigdemont. Ma poi, nella notte, si sono uditi spari. Quattro persone sono rimaste ferite (tre delle quali membri del Comitato locale di Difesa del referendum) dopo che un uomo ancora non identificato, ha sparato con una carabina ad aria compressa.

A meno di 24 ore dall'inizio della consultazione le posizioni restano rigide: la regione autonoma ribadisce che il voto ci sarà, mentre il governo di Madrid garantisce che non si terrà alcun referendum. In Catalogna l'organizzazione della consultazione è andata avanti: "Domenica si voterà" dalle 9 alle 20 nonostante l'azione "sproporzionata" del governo per impedire la consultazione "attaccando diritti fondamentali", ha detto il portavoce del governo catalano Jordi Turull.

I seggi, assicurano le autorità catalane, saranno 2.315 e, affinché possano votare in totale 5,3 milioni di catalani, è stato previsto un dispositivo di 7.235 persone.  

Il referendum è ritenuto illegale dal governo di Madrid ed è stato sospeso dalla Corte costituzionale. Diversi tribunali sono poi intervenuti, in conseguenza di questo, ordinando arresti dei funzionari regionali coinvolti nell'organizzazione e chiedendo alla polizia di bloccare le scuole destinate a essere seggi elettorali. Per aggirare quest'ultimo provvedimento, i genitori hanno invitato a dormire nelle scuole in questo fine settimana, organizzando tende, sacchi a pelo, cineforum e paella.

Dal resto della Spagna sono stati inviati in Catalogna 10mila agenti. Nella giornata di voto saranno attivi, per impedire il referendum, tutti e tre i corpi di sicurezza: i Mossos d'Esquadra (che sono la polizia regionale), la Guardia civil e la polizia nazionale. Inoltre nei giorni scorsi è stato deciso che i Mossos dovranno rispondere a un comando generale, dipendente da Madrid, che si occuperà del coordinamento di tutti gli agenti dispiegati.

In applicazione di una decisione del Tribunale superiore di giustizia della Catalogna (Tsjc) l'utilizzo della forza da parte della polizia sarà limitato all'accompagnamento delle persone all'esterno dei locali, senza l'uso dei manganelli.

Ieri sera, lo stesso Tsjc ha ordinato a Google di bloccare la app "On Votar 1-Oct", che si trova su Google Play: la app indica dove andare a votare ed era stata twittata mercoledì dal governatore della Catalogna Carles Puidgemont.

Nelle ultime settimane centinaia di migliaia di catalani sono scesi in strada a protestare contro la campagna di Madrid mirata a bloccare il referendum. Nella giornata di voto sono attese nuove manifestazioni nel centro di Barcellona. Ieri le strade di Barcellona, come quelle di altre città della Catalogna, si sono riempite di centinaia di trattori, a difesa dei seggi, giunti per manifestare a sostegno del referendum rispondendo alla chiamata dei sindacati agrari di tutta la regione.

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