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Migranti, l'Austria fa dietrofront: "No militari al Brennero"

Il cancelliere Kern parla di "malinteso" con l'Italia. Riflettori accesi sul vertice di Tallin in Estonia in programma da domani sulla gestione dei flussi

Silvia Sfregola
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L'Austria cerca di ricucire con l'Italia, dopo la crisi esplosa nelle ultime ore a seguito delle dichiarazioni secondo cui Vienna avrebbe inviato militari al confine per bloccare il flusso di migranti. "Non stiamo dispiegando blindati al Brennero e posso sottolineare ancora una volta che la cooperazione con l'Italia è veramente buona", ha detto il cancelliere austriaco Christian Kern in una conferenza stampa a Vienna, durante la quale ha bollato come un "equivoco" la crisi esplosa ieri con l'Italia. Tra l'altro, ha aggiunto Kern, che ha parlato con al fianco il ministro della Difesa Hans Peter Doskozil, responsabile delle affermazioni contestate ed a seguito delle quali la Farnesina ha convocato ieri l'ambasciatore austriaco a Roma, "in questo momento non ci sono indicazioni secondo cui le autorità italiane non sono in controllo della situazione" al confine. Stamattina il premier Paolo Gentiloni aveva avuto proprio con lui un colloquio telefonico. Finisce così la "grande farsa" che, secondo molti osservatori, sarebbe nata per un bluff elettorale. Il 15 ottobre l'Austria dovrà affrontare le elezioni anticipate per eleggere il nuovo parlamento, dopo che la grande coalizione tra socialdemocratici e popolari è naufragata. Il rafforzamento dei controlli al confine col Brennero è parte della strategia politica del nuovo leader del centrodestra Kurz, in prima linea nell'adottare il pugno di ferro contro i migranti, pur di togliere voti all'estrema destra del partito della Libertà (Fpoe). Intanto fonti di Palazzo Chigi prendono atto della correzione di rotta da parte del governo austriaco rispetto all'ipotizzato dispiegamento di uomini e mezzi al confine del Brennero. "La collaborazione tra le forze di polizia - sottolineano le stesse fonti - produce ottimi frutti e si basa sul rispetto da entrambe le parti delle regole europee, senza alcun bisogno di truppe o mezzi militari da schierare alla frontiera". Ma anche se rientra la tensione fra Roma e Vienna l'emergenza migranti resta e per affrontare la crisi serve un "nuovo approccio". Alla vigilia della conferenza che riunirà domani nella Capitale i paesi europei, di transito e provenienza delle migrazioni, il ministro degli Esteri Angelino Alfano spiega al Financial Times che l'Italia chiede "misure urgenti" da parte dell'Europa: "Una più forte cooperazione regionale nelle operazioni di ricerca e salvataggio e chiare regole per le navi delle organizzazioni non governative. Il salvataggio dei migranti in mare - afferma - dovrebbe essere regolato da due principi: salvare vite e sbarcare i migranti nei porti più sicuri. Ma quelli italiani sono forse gli unici porti sicuri e disponibili del Mediterraneo? In attesa che l'Europa decida, l'Italia sta promuovendo una nuova strategia", spiega Alfano, riferendosi alla conferenza che domani riunirà paesi europei (Germania, Austria, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Malta ed Estonia) con paesi di transito e provenienza dei migranti (Libia, Niger, Tunisia, Egitto, Chad, Etiopia e Sudan). Si tratta di finanziare azioni per aiutare la capacità della Libia a controllare le sue frontiere meridionali, contrastare il traffico dei migranti e sostenere l'Organizzazione Internazionale per le migrazioni (Iom) nei rimpatri volontari dalla Libia. Allo stesso modo i paesi di transito vanno aiutati a controllare meglio le loro frontiere e a rimpatriare i migranti. Bisogna poi continuare ad assistere migranti e rifugiati con l'aiuto dell'Iom e dell'Unhcr e raggiungere un consenso sui programmi di rimpatrio volontario.

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