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Russiagate, bufera anche sul ministro della Giustizia Jeff Sessions

Russiagate, bufera anche sul ministro della Giustizia Jeff Sessions

Il ministro della Giustizia Usa Jeff Sessions

Cresce la pressione sul ministro della Giustizia Usa Jeff Sessions, dopo che il Washington Post ha rivelato che durante la campagna elettorale in vista delle presidenziali di novembre ha incontrato due volte l'ambasciatore russo Sergei Kislyak ma non aveva riferito di questi contatti durante una audizione in Senato. Le critiche non arrivano solo dai democratici, che vogliono le dimissioni, ma anche dalle file dei repubblicani, da cui alcuni chiedono che Sessions ricusi se stesso. Ma il presidente Donald Trump fa scudo intorno al suo attorney general e in serata ha detto di avere "totale fiducia" in lui.

Nel momento in cui alcuni repubblicani chiedono la ricusazione, il riferimento è al fatto che, in quanto attorney general, è Sessions ad avere l'ultima parola sull'indagine che l'Fbi sta conducendo sulle accuse di tentata influenza da parte della Russia sulle elezioni Usa in favore di Trump ed eventuali legami di Mosca con gli ambienti del magnate. "Nel caso fosse opportuno, mi ricuserò, non c'è dubbio in proposito", ha detto Sessions parlando a Nbc News. A chiederglielo è stato per esempio il repubblicano Jason Chaffetz, presidente della commissione di supervisione della Camera Usa, che su Twitter ha scritto che Sessions "dovrebbe chiarire la sua testimonianza e ricusare se stesso". A lui ha fatto eco il senatore repubblicano Rob Portman: "Penso che sarebbe meglio per lui e per il Paese se si astenesse dall'indagine sulla Russia del dipartimento della Giustizia", ha detto. Tuttavia lo speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan, ha frenato in tal senso, dicendo che non vede alcuna necessità che Sessions si astenga a meno che l'attorney general non sia lui stesso oggetto di un'indagine.

Più dura la posizione dei democratici, che ammettono solo l'ipotesi dimissioni e hanno chiesto all'Fbi di aprire un'indagine su Sessions. "Jef Sessions ha mentito sotto giuramento. Qualsiasi cosa meno di dimissioni o rimozione dall'incarico è inaccettabile", ha detto la leader dei democratici alla Camera Usa, Nancy Pelosi. Anche il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer chiede le dimissioni dell'attorney general, sottolineando che "ha avuto settimane per correggere la dichiarazione che aveva fatto davanti alla Commissione giustizia ma l'ha lasciata per com'era". A chiedere un'indagine sul caso, con una lettera inviata al direttore dell'Fbi James Comey, sono stati i membri democratici della commissione giustizia della Camera Usa.

Secondo il Washington Post Sessions, ex senatore Usa, ha incontrato l'ambasciatore russo Sergei Kislyak in due occasioni in campagna elettorale: una volta lo avrebbe ricevuto nel suo ufficio a settembre; un'altra volta invece lo avrebbe visto a luglio a un evento della Heritage Foundation in cui c'erano circa 50 ambasciatori, durante la convention repubblicana. Il dipartimento della Giustizia ha confermato i due incontri, dicendo che rientravano nelle facoltà di Sessions in quanto allora membro della commissione servizi armati del Senato Usa, aggiungendo che non c'era niente di deplorevole in quegli incontri. Il punto, tuttavia, è piuttosto che di quegli incontri non fece parola nell'audizione in Senato per la sua conferma come ministro della Giustizia, quando disse al senatore democratico Al Franken di non "avere avuto comunicazioni con i russi" durante la campagna per le presidenziali.

Il mese scorso Donald Trump ha licenziato il suo consigliere per la sicurezza Michael Flynn dopo che era emerso che aveva discusso proprio con l'ambasciatore russo, prima dell'insediamento di Trump, delle sanzioni Usa su Mosca. Allora il nodo centrale era che non aveva riferito di questo incontro al vice presidente Mike Pence. La Casa Bianca, dal canto suo, ha liquidato la notizia degli incontri definendola un attacco fazioso e sottolineando che i contatti di Sessions con l'ambasciatore erano avvenuti quando era un membro della commissione Servizi armati del Senato. Quanto alla Russia, l'ambasciata non ha voluto commentare dicendo che i contatti con i partner locali "avvengono su base quotidiana" e sono "in linea con la pratica diplomatica".

 

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