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Altri tre arresti per l'omicidio di Kim Jong-nam

Corea del Nord, il fratello di Kim Jong-un assassinato in Malesia da due donne

Il leader della Corea del Nord

È confermato: è Kim Jong-nam, fratellastro del leader nordcoreano Kim Jong-un, l'uomo ucciso lunedì all'aeroporto di Kuala Lupur, in Malesia. Inizialmente lo aveva rivelato la Corea del Sud, ma oggi è giunta la conferma anche dalla Malesia, dove è stata effettuata l'autopsia sul corpo. Intanto sono salite a tre le persone arrestate in relazione al caso, due donne e un uomo: dopo l'arresto di una donna indonesiana avvenuto a ieri, oggi sono stati arrestati una donna con documento vietnamita e un giovane malese di 26 anni, fidanzato della seconda fermata. Le novità emergono nel giorno in cui la Corea del Nord celebra il 75esimo anniversario della nascita di Kim Jong-il, il cosiddetto "caro leader" padre dell'attuale leader nordcoreano.

L'avvelenamento in aeroporto
Tutto comincia lunedì nel terminal 2 delle partenze dell'aeroporto internazionale di Kuala Lumpur. L'uomo nordcoreano era in attesa di imbarcarsi per Macao, dove viveva in esilio e da cui era arrivato in Malesia il 6 febbraio, quando secondo i media malesi è stato avvicinato da due donne, che pare lo abbiano avvelenato con semi di ricino o con un potente neurotossico. Sentitosi subito male, si è diretto verso uno sportello informativo per chiedere assistenza medica ed è morto durante il trasferimento in un ospedale di Putrajaya, capitale amministrativa della Malesia.

La conferma dell'identità
Dalle autorità malesi, sulla base dei documenti di viaggio che la vittima 45enne portava con sé era stata inizialmente identificata come Kim Chol, nato a Pyongyang a giugno del 1970. Da subito il governo sudcoreano aveva avanzato l'ipotesi che potesse trattarsi di Kim Jong-nam, il fratellastro di Kim Jong-un (è alla Corea del Sud che la Malesia si era rivolta per l'analisi delle impronte digitali della vittima). Oggi la novità: il vice premier della Malesia, Zahid Hamidi, insieme all'ambasciata della Corea del Nord ha confermato che la vittima è in realtà Kim Jong-nam.

I tre arrestati
Tre le persone agli arresti. Le due donne sono state identificate come la vietnamita Doan Thi Huong, nata il 31 maggio del 1998 a Nam Dinh, e l'indonesiana Siti Aishah, nata l'11 febbraio del 1992; entrambe le donne comparivano nelle registrazioni delle telecamere di sicurezza all'aeroporto di Kuala Lumpur. Stamattina un tribunale locale ha stabilito di estendere per sette giorni lo stato di fermo delle due donne. La delegazione diplomatica dell'Indonesia ha confermato, secondo i dati provvisori, la cittadinanza della fermata e ha chiesto l'accesso consolare per fornirle assistenza legale. Il vice ispettore generale della polizia malese, Rashid Ibrahim, ha dichiarato all'agenzia Bernama che sono attesi altri arresti in relazione al caso: per il quotidiano The Star, almeno tre sospetti sarebbero in fuga.

L'autopsia e la salma in Corea del Nord
Sul corpo, che si trova nell'ospedale generale di Kuala Lumpur, i medici legali hanno provveduto all'autopsia, ma ancora non è filtrata alcuna informazione sull'accertamento delle cause della morte. Quanto alla richiesta avanzata ieri dalla Nord Corea, che voleva la consegna del corpo, la replica è giunta oggi dal vice premier malese: "Dopo tutte le procedure mediche e di polizia" il corpo di Kim Jong Nam potrebbe essere consegnato alla famiglia tramite l'ambasciata della Corea del Nord, ha riferito Ahmad Zahid Hamidi.

Il regime celebra il "caro leader"
Intanto in Corea del Nord si sono tenuti oggi i tradizionali festeggiamenti in occasione dell'anniversario della nascita di Kim Jong-il. Come da tradizione, il figlio e attuale leader nordcoreano Kim Jong-un ha visitato a mezzanotte il Palazzo del sole di Kumsusan a Pyongyang e ha deposto dei fiori davanti ai corpi imbalsamati del padre e del nonno Kim Il-sung, fondatore del Paese e della dinastia nel 1948.

Da delfino a esiliato
Kim Jong-nam, 45 anni, era un tempo considerato il principale erede di Kim Jong-il, ma era poi caduto in disgrazia negli ultimi anni e per questo, uscito dal Paese, viveva tra Hong Kong, Macao e Pechino, senza ricoprire alcun incarico ufficiale. Negli ultimi anni aveva attirato su di sé l'attenzione per le critiche al regime nordcoreano e al sistema di successione, espresse in più occasioni attraverso le dichiarazioni rilasciate alla televisione giapponese.

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