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Il giallo dell'italiana morta a Il Cairo

Cinquantasettenne di Jesi trovata cadavere nel cortile del suo albergo Secondo il sito Egypt Today la polizia ha cercato di nascondere la verità

Il giallo dell'italiana morta a Il Cairo

Soffriva di gravi disturbi psichici da tempo e la sua morte sarebbe dovuta proprio a questo. Un suicidio, dunque, nessun nuovo caso Regeni. La morte della 57enne originaria di Jesi, avvenuta in Egitto lo scorso fine settimana, non sarebbe altro che il gesto di una persona instabile. La 57enne, stando a quanto appreso da fonti diplomatiche, si trovava a Il Cairo da marzo per turismo e la sua scomparsa sarebbe legata all’instabilità che la affliggevano da anni. Il corpo della donna è stato trovato sabato mattina nel cortile interno dell'hotel Conrad da alcuni dipendenti, dopo aver fatto un volo dal 17esimo piano. La donna alloggiava nell'albergo di lusso che si trova a pochi passi da piazza Tahrir e sarebbe stata vista l'ultima volta venerdì sera. La notizia è stata pubblicata ieri dal sito Egypt Today, che ha anche divulgato le foto del cadavere scattate dall'alto. Secondo le informazioni raccolte dal portale, sul caso la polizia e le autorità egiziane avrebbero tentato di nascondere la verità, lavorando affinché la morte della donna apparisse come un suicidio. La prova che sia andata davvero così, però, non ci sarebbe visto che mancherebbe ancora il rapporto medico. Anche la stampa locale avrebbe liquidato l'argomento come un caso di suicidio. E le informazioni al sito sarebbero arrivate da un anonimo. Fonti diplomatiche italiane, però, ripetono che non esiste un nuovo caso Regeni. La morte del ricercatore italiano, avvolta ancora nel mistero, non avrebbe alcun legame con tanto accaduto nell'albergo de Il Cairo. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia egiziana, la donna sarebbe stata vista rientrare in albergo alle 16 di venerdì. Da quel momento, e fino al ritrovamento del cadavere, nessuno sa cosa ha fatto o chi ha incontrato. Di certo, secondo gli investigatori, nessuno sarebbe entrato nella sua stanza. Si può escludere, quindi, che si tratta di omicidio. «Per alcuni testimoni, però - scrive Egypt Today - il fatto resta un mistero. La donna sembrerebbe essere stata trovata in una posizione particolare. Difficilmente compatibile con una caduta dal balcone e soprattutto dal 17esimo piano». Sulla vicenda proseguono le indagini delle autorità locali, che di certo non vorrebbero un altro caso Regeni. Sulla sorte del ricercatore italiano ucciso a gennaio scorso mentre si trovava al Cairo, infatti, è scoppiata una vera e propria crisi diplomatica non ancora del tutto rientrata. Sulla vicenda indaga la Procura di Roma, che dal ritrovamento del corpo, avvenuto il 3 febbraio ad una settimana dalla scomparsa del giovane, non è riuscita ancora ad ottenere la piena collaborazione dalle autorità egiziane. Depistaggi, incontri e promesse non mantenute hanno contributo ad alimentare il mistero che avvolge l’omicidio di Giulio Regeni. Nei giorni scorsi, inoltre, è stato rilasciato su cauzione Ahmed Abdullah, il presidente della Commissione egiziana per i diritti e le libertà e consulente della famiglia Regeni. Ad aprile, in occasione di una manifestazione indetta per protestare contro la vendita delle isole del Mar Rosso, Tiran e Sanifr, all'Arabia Saudita, molti partecipanti furono fermati dalla polizia. Nell'ondata di arresti che ne è conseguita, tra gli attivisti finiti in carcere c’era anche Abdullah, oltre che altri legati alla vicenda di Regeni, come l'avvocato Malek Adly, che aveva conosciuto il 28enne alla fine del 2015 e che nelle prime ore della sua scomparsa si era occupato del caso.

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