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06/03/2016 06:04

POLVERIERA LIBICA

L’Italia si prepara alla guerra. Ma Renzi non lo sa

Forze speciali e 007 sul campo. Chiesto l'impiego di 5mila militari. Il premier: "Serve equilibrio"

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L’Italia è pronta alla guerra in Libia. Ma meglio non parlarne con il premier Matteo Renzi. «Scenari che non corrispondono alla realtà. Abbiamo bisogno di una soluzione equilibrata e duratura», spiega mentre il mondo già parla di «operazione più grande dal 1943» per pacificare la Libia in fiamme. Settemila uomini sul campo, di cui cinquemila italiani. Una coalizione formata da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia e altri probabili alleati. Un intervento, forse, sotto l’egida dell’Onu. «Ma solo se il governo libico ce lo chiederà», puntualizzano i beninformati. L’aver secretato il decreto firmato il 10 febbraio scorso dal presidente del Consiglio dei Ministri, con cui viene disposto l’impiego delle forze speciali (una cinquantina di incursori del Col Moschin e tre team dei servizi segreti composti da 12 agenti ciascuno) non gioca a favore di Palazzo Chigi. L’8 marzo a Venezia, nel summit Italia-Francia, si parlerà di Libia. Compresi i dettagli sull’intervento, dopo che l’ambasciatore americano ha indicato quantità, mezzi, date. «Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e quello della Difesa Roberta Pinotti l’uno contro l’altro, il silenzio di Renzi, l’invasione di campo da parte di alleati europei e transatlantici: è il segno che il premier in politica estera non c’è», afferma Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. «Renzi non ha alcuna credibilità nè in Europa nè nei rapporti con gli Stati Uniti e la Federazione Russa. Ma l’Italia deve sapere». «Evitare un intervento armato non significa evitare i rischi», sottolinea il presidente del Copasir Giacomo Stucchi. «Non a caso ho parlato di una missione militare di robusto peace-enforcement, cioè un’attività posta in essere dalle forze internazionali per far cessare le ostilità tra le milizie in conflitto. Noi possiamo addestrare le forze locali, proteggere gli stabilimenti che ci interessano. Possiamo fare ogni cosa, ma senza una pacificazione tra le milizie che si combattono tra loro sarà difficile far uscire la Libia dal caos». Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon è «preoccupato per quanto avviene in Libia», dove l’avvenire è «minacciato dal terrificante flagello dello Stato Islamico» che si sta «espandendo al di là dei confini». Ma prima, per Ban, «tutti coloro che dispongono d’influenza» debbono «servirsene per placare la situazione e fermare i combattimenti». Perché «attizzare il fuoco del conflitto» sarebbe «estremamente irresponsabile da parte di qualsiasi attore esterno».

La Francia però si prepara alla guerra. Nei prossimi giorni la portaerei «Charles de Gaulle» effettuerà manovre congiunte con la Marina egiziana al largo delle coste libiche. «Nell’antica colonia italiana - scrive il quotidiano «Le Monde» - avrebbero trovato rifugio tra Sirte, Derna e Sabrata tra i tremila e i cinquemila terroristi. Gli esperti mettono in guardia sia contro il rischio di infiltrazioni jihadiste sui battelli carichi di migranti diretti a Lampedusa che su attacchi alle navi europee che incrociano al largo della Libia». Il pericolo non è affatto sottovalutato dalle forze militari. Ma, sempre secondo Renzi, «meglio non evocare scenari di guerra: serve buon senso».

A riportare tutti alla realtà è Reida el-Oakley, ministro della Salute del governo riconosciuto dalla comunità internazionale, quello di Tobruk: «La Libia non ha più farmaci. Non possiamo curare malati e feriti». el-Oakley chiede vengano sbloccati i fondi congelati all’estero dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, nel 2011. Secondo il ministro, solo «l’un per cento» di quei soldi sarebbe sufficiente «a comprare medicine per i libici per un anno». Aspettare la nascita di un governo di unità nazionale «è un falso pretesto usato dai paesi che trattengono il denaro libico».

E, in serata, Renzi «indossa la mimetica»: «Un intervento italiano? Solo se ce lo chiede un governo legittimato.Serviranno comunque tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari». Gli Stati Uniti, intanto, hanno già creato a Roma un centro di coordinamento per le operazioni speciali dove lavoreranno con gli alleati. I giornali Usa annunciano che l’Italia «avrà il comando di una missione di supporto e addestramento dei militari libici». La guerra è alle porte.

«In gioco c’è il futuro della Libia», ammonisce il segretario dell’Onu. Riuscire nell’impresa di stabilizzare il Paese significherebbe «portare benefici a tutto il mondo».

Alessandra Zavatta

CARO RENZI CONTINUIAMO A PAGARE I RISCATTI AI TERRORISTI, INVECE DI RISOLVERE LA SITUAZIONE IN LIBIA CON LE ALTRE FORZE ARMATE EUROPEE,MA CHE ESERCITO DI CAGASOTTO ABBIAMO???
Postato da Vauro il 06/03/2016 09:51
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