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21/02/2016 06:06

ITALIANI NEL MIRINO

Regeni urlò tre volte «sono italiano»

Il ragazzo dopo le atroci torture è stato lavato e rivestito con i propri abiti Qualcuno avrebbe tentato di eliminare le tracce dei responsabili del delitto

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«Sono italiano». E lo avrebbe ripetuto per ben tre volte. Questo però non ha impedito ai suoi aguzzini di continuare a torturarlo fino alla morte. Giulio Regeni, il 28enne italiano scomparso dall’Egitto il 25 gennaio scorso e ritrovato cadavere il 3 febbraio, avrebbe dichiarato chiaramente la sua nazionalità a chi lo ha sequestrato. Sperava che questo sarebbe bastato a salvarlo, ma non è andata così. Il corpo senza vita, poi, a distanza di una settimana è stato ritrovato in un fossato alla periferia de Il Cairo, lavato e vestito con gli stessi abiti che indossava al momento della scomparsa. Un dettaglio nuovo e inquietante che vorrebbe dire che qualcuno ha tentato di eliminare le tracce dei responsabili, così da rendere difficili le indagini.

PERSONAGGI OSCURI

È quanto rivelano alcune fonti interpellate da Il Tempo , che stanno lavorando sulla drammatica vicenda che ha coinvolto il ricercatore italiano. Attraverso una serie di indicazioni raccolte in queste settimane da «collaboratori» che appartengono alla fitta rete degli informatori, infatti, chi indaga in Egitto sta lavorando sull’ipotesi che il 28enne sia finito nelle mani di personaggi oscuri (di cui però le fonti non vogliono fornire ulteriori dettagli per non compromettere le indagini), magari anche legati ai servizi segreti interni e ai Fratelli musulmani, che lo hanno preso e condotto in una cella dove la situazione è sfuggita di mano. Qui, nonostante Regeni avrebbe ripetuto più volte di essere italiano, l’ordine sarebbe stato quello di andare fino in fondo e continuare in una sorta di interrogatorio folle per capire se si trattava di una spia, magari inconsapevolmente al soldo degli inglesi, oppure di altri. Alla fine i suoi carnefici, forse si sono resi conti di aver esagerato perchè non era lui l’obiettivo da colpire. O forse Giulio Regeni era proprio l’obiettivo da raggiungere.

COINCIDENZE

In ogni caso il corpo dell’italiano è spuntato quasi inaspettatamente un giorno che è coinciso con la presenza in Egitto del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, che era in missione nel paese con numerose aziende italiane. La visita è stata sospesa e i rapporti diplomatici tra i due paesi sono diventati fragilissimi.

Questa pista, che le fonti spiegano è ancora da verificare, che condurrebbe direttamente al complotto contro Al Sisi, osteggiato da più parti. Tra le forze di opposizione al governo legate alla sinistra da una parte e la Fratellanza musulmana dall’altra, il presidente egiziano ha intorno a sé un forte dissenso. Niente di meglio che il cadavere di un occidentale per assestargli un duro colpo visto che, tra le altre cose, non ha mai aiutato la comunità internazionale nella costruzione di un governo di unità nazionale in Libia.

Forse sul corpo senza vita di un ricercatore mandato «in missione» da un prestigioso college inglese per studiare le «brutture» del regime egiziano, che conosceva molto bene perché era al suo terzo viaggio nel paese nordafricano, si sta giocando un partita molto più grande di quanto possa apparire e che al centro non ha solo al questione libica, ma anche gli interessi economici dell’Italia in Egitto. E allora, suggeriscono le fonti, far ritrovare un cadavere che mostrava chiari segni di tortura, nonostante sarebbe stato «ripulito» prima dell’abbandono in un fossato, potrebbe essere servito per mettere all’angolo Al Sisi, da tempo accusato di soffocare con la violenza i movimenti contrari al governo e continuare però ad avere un dialogo e una collaborazione con i paesi occidentali.

I CONTATTI DELLA VITTIMA

Del resto Regeni non era certo uno sprovveduto. Conosceva bene l’Egitto e sapeva come muoversi perché era al suo terzo viaggio. Inoltre, aveva rapporti con persone che vivevano a Il Cairo da anni, come Gennaro Gervasio, tutor e professore di scienze politiche proprio all’università britannica della capitale egiziana. Anche se Cambridge, il college per il quale conduceva le ricerche sui sindacati e le forze di opposizione al governo, non lo avrebbe adeguatamente «addestrato» prima della partenza, alcune fonti suggeriscono che il giovane avrebbe vinto la borsa di studio anche grazie alla sua conoscenza del posto. Non serviva alcuna preparazione, dunque, per una persona che già aveva una fitta rete di relazioni, anche con esponenti della sinistra musulmana e dei sindacati indipendenti urbani (pesantemente infiltrati da informatori delle autorità locali) tanto che l’11 dicembre scorso Regeni ha partecipato a una riunione nella quale è stata progettata un’ondata di scioperi contro il governo. Dallo stesso incontro, Regeni sarebbe uscito turbato perché qualcuno gli scattò una foto. E qui il cerchio di chiuderebbe, dicono le fonti, quando il 28enne ha mandato il resoconto dell’incontro con il quale forse ha firmato la sua condanna. Senza saperlo, come può fare solo un giovane idealista finito in un Risiko più grande che si gioca in una stanza ancora buia.

Francesca Musacchio

Ma come si fa a sapere quello che Giulio Regeni ha urlato prima che fosse ucciso?Chi è la fonte, era presente forse alle torture?A meno che qualche testimone casuale abbia assistito al fermo del giovane in strada, il quale, capito di essere in balia di eventi incontrollabili, si sia messo ad urlare per segnalare l'arresto di un italiano, per allertare anche l'ambasciata italiana o il consolato, per lasciare una traccia che non lo facesse diventare un desaparecido.
Postato da rossana il 17/03/2016 13:02
Gli assassini NON vanno ricercati tra quelli che in un modo o nell'altro, direttamente o indirettamente, ricevevano informazioni attraverso la corrispondenza ed i rapporti inoltrati dal povero Giulio ai Suoi referenti accademici, ciò perchè gli sarebbe stato più utile da vivo che non da morto. Chi l'ha seviziato a morte, doveva essere convinto che Giulio avesse delle informazioni che in realtà non aveva. Fosse pure la sola ammissione di appartenenza ad una qualche organizzazione di spionaggio governativo domestico o estero che potesse essere.
Postato da Francesco Errante il 22/02/2016 00:17
Gli assassini NON vanno ricercati tra quelli che in un modo o nell'altro, direttamente o indirettamente, ricevevano informazioni attraverso la corrispondenza ed i rapporti inoltrati dal povero Giulio ai Suoi referenti accademici, ciò perchè gli sarebbe stato più utile da vivo che non da morto. Chi l'ha seviziato a morte, doveva essere convinto che Giulio avesse delle informazioni che in realtà non aveva. Fosse pure la sola ammissione di appartenenza ad una qualche organizzazione di spionaggio governativo domestico o estero che potesse essere.
Postato da Francesco Errante il 22/02/2016 00:16
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