lunedì 27 giugno 2016

.
Sfogliatore
ACQUISTA EDIZIONE
LEGGI L’EDIZIONE
14/02/2016 11:54

STATI UNITI

Scalia, battaglia per la successione del giudice

Il magistrato italo-americano faceva parte dell'ala conservatrice della Corte Suprema. I repubblicani: "Nuova nomina dopo le elezioni"

scalia

In ballo c'è la maggioranza politica nella Corte Suprema fino a oggi favorevole ai repubblicani. E' morto all'età di 79 anni il primo giudice della Corte Suprema italo-americano, Antonin Scalia. Il corpo senza vita del giudice - nominato nel 1986 da Ronald Reagan, cosa che ne faceva il giudice anziano tra i 9 magistrati della Corte Suprema - è stato trovato in un resort in Texas. Deceduto per cause naturali. Secondo la stampa locale Scalia era arrivato al resort venerdì e aveva partecipato a una festa con 40 persone. Ha passato la vita a cercare soluzioni libertarie alle diverse problematiche che da giudice era chiamato a risolvere. Il suo lavoro ripercorre decenni di storia americana. Una storia fatta di riforme, conquiste, piccole e grandi "rivoluzioni". I suoi pronunciamenti sulla piena libertà dei cittadini di armarsi, la sentenza che ha consentito a tutti di finanziare la politica senza limiti. Lo stop alle misure di Obama per ridurre l'inquinamento delle centrali a carbone. La lotta contro il pensiero liberal che da sempre "ha stregato" il lavoro di giudici e giuristi. Sono solo alcune delle battaglie cavalcate da Scalia. Un uomo sempre in prima fila nel sostenere, con sarcasmo e arguzia, la causa conservatrice.


Obama: "Nominerò un successore" "Ho intenzione di adempiere alle mie responsabilità costituzionali e di nominare a tempo debito un successore del giudice Scalia", ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il presidente, che ha ricordato il valore di giurista di Scalia e le sue origini italiane, deve affrontare però una battaglia feroce e prolungata con i repubblicani che hanno già dichiarato di non avere alcuna intenzione di permettergli di scegliere un successore. La notizia della morte del 79enne, ultraconservatore, fa sobbalzare gli uomini e le donne del Gop tesi per l'immediato annuncio del presidente. Il Grand Old Party, e soprattutto i suoi candidati alle primarie, che ieri si sono riuniti per il dibattito andato in onda sulla Cbs, mettono le mani avanti e intimano a Obama di "non azzardarsi" a scegliere un sostituto. L'obiettivo per i repubblicani è non alterare il rapporto di forze dei 9 giudici, che con Scalia e i colleghi John Roberts, Clarence Thomas e Samuel Alito, pendeva di fatto a favore delle istanze conservatrici (5 contro 4, ndr). Questa richiesta, seppur priva di basi legali, è stata avanzata dal leader della maggioranza Gop al Senato, Mitch McConnel. Difficilmente Obama si lascerà intimidire e probabilmente procederà alla nomina, anche se la maggioranza repubblicana al Senato (la Camera Alta negli Usa è chiamata a ratificare tutte le nomine presidenziali alle più alte cariche) potrebbe a sua volta, facendo ostruzionismo (filibustering, ndr), rinviare la decisione alla fine del mandato presidenziale previsto per il 20 gennaio 2017. In questo modo sarebbe il suo successore (magari un repubblicano, ndr) a dover nominare il nuovo giudice.


Il "no" del partito Repubblicano I candidati per la nomination repubblicana invocano il "no" deciso del Senato per frenare Obama. Comincia da qui la bagarre politica per coprire il posto del giudice conservatore che si preannuncia feroce e destinata a dominare la campagna elettorale. Il duello televisivo in Sud Carolina si apre con un minuto di silenzio in ricordo del magistrato. Il primo a parlare del futuro della Corte Suprema è Donald Trump, che fa anche due nomi possibili che lui da presidente avanzerebbe per prendere il posto di Scalia: sono Diane Sykes e Bill Pryor. L'appello al Senato viene poi ripetuto uno ad uno dai candidati: da John Kasich a Marco Rubio che afferma: "Questo ci ricorda quanto questa elezione sia importante. La Costituzione deve essere interpretata nel modo in cui originariamente fu pensata". Jeb Bush, da parte sua, riconosce che "il presidente ha il diritto di nomina" ma poi incalza sottolineando che per sostenerlo necessita di "un consenso, che senza dubbio non ha". Sulla stessa linea Ted Cruz e Ben Carson.


Chi era il giudice Scalia Originario del Queens, quartiere della middle-class newyorchese. Cattolico, padre di 9 figli e nonno di 33 nipoti. Scalia, come detto, era la colonna conservatrice per eccellenza della Corte Suprema. Brillantissimo e preparatisssimo giurista, riusciva, argomentando con lucidità ed eleganza, a sostenere posizioni considerate scomode e/o fuori tempo. Secondo il Washington Post diede vita a una linea di pensiero legale conservatrice contraria a quella liberale imperante tra avvocati e giudici. Contrario da sempre all'aborto, alle quote razziali (affirmative action) e quella che lui stesso aveva definito "la cosiddetta agenda omosessuale". Scalia ha combattuto contro le interpretazioni evolutive della Costituzione imponendo una linea di pensiero chiamata "originalismo": giudizi basati sulle intenzioni originarie dei Padri fondatori. Il suo animo libertario ha influenzato tutta la giurisprudenza americana, contribuendo a creare il giusto clima che ha favorito la nascita di movimenti conservatori come i Tea Party. Ebbe un ruolo chiave nella decisione che cambiò il corso della storia non solo degli Stati Uniti, ma di tutto il mondo. Il suo voto, infatti, fu decisivo nel fermare la riconta dei voti in Florida nel 2000 alle presidenziali che videro il democratico Al Gore perdere per 537 voti contro George W. Bush.

Michele Di Lollo






consenso al trattamento dei dati
I commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla redazione






Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta
Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

 

Copyright 2001 Quotidiano IL Tempo srl tutti i diritti riservati - Gerenza - Pubblicità