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09/10/2014 06:05

EMERGENZA

Bunker anti-Ebola in aeroporto

Camere di isolamento per i passeggeri che sbarcano a Fiumicino con il virus. Primo morto negli Usa: aveva mentito sul contagio. Salgono a 3.879 i decessi

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A Fiumicino i turisti che sbarcano con Ebola verranno segregati in un bunker. Una sorta di pronto soccorso con camere di isolamento che Aeroporti di Roma sta costruendo tra le piste. Lontano dai terminal passeggeri. La struttura verrà aperta entro sei mesi e sostituirà l’attuale canale sanitario, che prevede il passaggio di eventuali malati all’interno delle aerostazioni.

Mentre i decessi a causa di Ebola sono saliti a 3.979, compreso Thomas Duncan, il liberiano morto ieri al Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas dopo aver mentito sul proprio stato di salute per poter decollare verso gli Stati Uniti, gli aeroporti si stanno attrezzando per alzare le barriere contro il l’epidemia. A gennaio, secondo le proiezioni del Center for Desease Control di Atlanta, le persone contagiate dal virus potrebbe essere un milione e mezzo contro le attuali 8.033 perché l’epidemia procede secondo un ritmo esponenziale. E così Malpensa ha già attivato un centro di isolamento e quarantena nel caso in cui ci fossero contaminazioni sugli aerei che arrivano dai paesi africani dove Ebola sta uccidendo: Guinea, Liberia, Sierra Leone, Senegal, Nigeria e Congo. Il Leonardo da Vinci sta costruendo il proprio bunker da 500 metri quadrati per isolare i passeggeri infetti e di qui trasportarli all’ospedale Spallanzani, a Roma. «Gli Usmaf a Fiumicino e Malpensa - conferma il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin - hanno emanato specifiche ordinanze per disciplinare gli interventi in caso di segnalazione di casi sospetti di malattie infettive a bordo di voli provenienti da zone a rischio. Tali misure sono in linea con le raccomandazioni Oms». E oggi alle 13 al Senato informativa del Governo sul virus Ebola.

La veloce progressione della malattia potrebbe indurre molti africani a fuggire in altri continenti. Un passeggero arrivato da un paese dove c’è l’epidemia è atterrato in Argentina, dove è rimasto per quattro mesi, e ieri ha tentato di passare il confine con la Bolivia per chiedere «rifugio per motivi sanitari» perché la famiglia è morta di Ebola. È stato subito ricoverato all’ospedale di Yacuiba e al momento non presenta alcun sintomo del virus. Intanto i medici che stanno curando l’infermiera spagnola Maria Teresa Romero, contagiata da Ebola, hanno lamentato di non essere stati preparati adeguatamente. «Non ci hanno neppure spiegato come toglierci con sicurezza le tute isolanti», afferma Santiago Yus, specialista in terapie intensive dell’ospedale La Paz. Mentre si sta discutendo se sopprimere o meno Excalibur, il cane dell’infermiera. L’animale potrebbe aver contratto la malattia.

Kent Brantly, il primo medico americano colpito dal virus e guarito, ha donato il sangue per cercare di curare Ashoka Mukpo, il cameraman della Nbc ricoverato presso il Medical Center del Nebraska. In Italia, denuncia Antonio Chirianni, vice presidente della Società italiana malattie infettive e tropicali, «è la Sicilia la regione più esposta all’epidemia per il numero di clandestini provenienti dai Paesi africani». Il lungo tempo di incubazione, fino a 21 giorni, può comportare «la probabilità che un individuo asintomatico manifesti la malattia all’arrivo in Europa». L’Unione europea ha chiesto di potenziare le informazioni ai viaggiatori e al personale sanitario di ritorno dai paesi dell’Africa occidentale colpiti dal virus. Il dipartimento di Sicurezza degli usa ha ordinato agli agenti negli aeroporti di analizzare chi sbarca con i segni della malattia. La Gran Bratagna ha nel frattempo inviato in Sierra Leone la nave-ospedale Argus con 750 militari e tre elicotteri.

Alessandra Zavatta






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