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La Cina dice addio alla politica del figlio unico

Sancita anche l'abolizione dei campi di lavoro, noti come campi di rieducazione attraverso il lavoro

La Cina dice addio alla politica del figlio unico

Cina figlio unico

Il comitato permanente dell'Assemblea Nazionale del Popolo - massimo organo legislativo della repubblica popolare cinese - ha sancito l'abolizione dei campi di lavoro, noti come campi di rieducazione attraverso il lavoro e l'allentamento delle rigide norme che regolano la politica del figlio unico. L'adozione di queste misure era stata preannunciata nel corso del plenum del Partito comunista lo scorso mese. La politica del figlio unico venne introdotta nel paese nel 1979 a pochi anni dalla morte di Mao Tse Tung, da Deng Xiao Ping. E aveva come obiettivo frenare la rapida crescita della popolazione. Prevede che le coppie che vivono nelle aree urbane non abbiano più di un figlio, a meno che entrambi i genitori siano a loro volta figli unici. Eccezioni sono consentite per le minoranze etniche e per le coppie nelle aree rurali, dove è prevista la possibilità di avere un secondo figlio nel caso in cui il primo sia una femmina. Saranno i singoli Parlamenti provinciali a fissare tempi e modalità di applicazione della nuova normativa, sulla base della consistenza della popolazione locale e della rispettiva pianificazione. Si valuta comunque che la riforma diverrà concretamente operativa verso la fine del primo trimestre del 2014. La rete dei campi di lavoro venne istituita nel 1957 e consentiva alla polizia cinese di rinchiudervi chiunque per un periodo di 4 anni senza processo. Secondo stime dei gruppi per i diritti umani, i detenuti rinchiusi nei campi di lavoro potrebbero essere tra i 190mila ed i 2 milioni, molti dei quali oppositori o persone accusate di spaccio o acquisto di droga, anche in piccole quantità. Nei campi vengono rinchiuse anche le prostitute e membri dei gruppi religiosi messi al bando. Le organizzazioni per i diritti umani non hanno mancato di denunciare il rischio che l'annuncio della chiusura dei campi si riduca ad una semplice operazione di marketing: alcuni campi cambieranno nome, altri verranno riaperti, trasformati in sedicenti centri di riabilitazione per drogati, ha sottolineato recentemente Amnesty International.

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