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L’Egitto ha un premier di transizione

L’economista Hazem El Beblawi traghetterà il Paese verso le elezioni Nell’esecutivo anche i Fratelli Musulmani. La protesta non si placa

Ora l’Egitto ha un premier e speriamo che con questa notizia nel paese possa tornare la tranquillità.

Il presidente ad interim dell'Egitto, Adly Mansour, ha nominato ieri pomeriggio l'economista ed ex-ministro delle Finanze, il giudice Hazem El Beblawi, 67 anni, premier del governo di transizione. Lo riferisce in un comunicato la presidenza della Repubblica. Come dalle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi l'ex-capo dell'agenzia Onu per il nucleare, Mohamed El Baradei, 71, 1nni , riceve invece l'incarico di vice-presidente e responsabile per gli Affari esteri. La presidenza egiziana riferisce anche che sono già cominciate le consultazioni per la scelta della squadra di governo che dovrà traghettare l'Egitto verso nuove elezioni entro la fine dell'anno.

Il partito islamico Nour, che nei giorni scorsi ha avanzato obiezioni su diversi candidati proposti dalle autorità ad interim appoggiate dall'esercito, ha detto che sosterrà la nomina di Beblawi. Il capo del partito ha aggiunto che si sta invece ancora valutando la nomina di El Baradei.

El Beblawi è un economista di orientamento liberale. Fece parte dell'esecutivo di transizione del dopo-Mubarak, guidato da Essam Sharaf, ed è inoltre tra i fondatori del Partito socialdemocratico egiziano, uno dei diversi gruppi che fanno parte del Fronte di salvezza nazionale. Il Fronte ha appoggiato i giovani attivisti che la scorsa settimana hanno promosso le massicce manifestazioni per chiedere la destituzione di Morsi dalla presidenza. Fonti politiche al Cairo affermano che nel nuovo esecutivo rimarranno al loro posto i tre ministri dell'Interno (Muhammad Ibrahim), degli Esteri Muhammad Amr e della difesa il generale Abdel Fattah Sisi, comandante del Supremo consiglio delle Forze armate.

La nomina di Beblawi è giunta a sorpresa dopo che nelle ultime ore erano circolati altri nomi: quello di Muhammad El Baradei, nominato invece vice presidente, sulla cui candidatura era calato il veto del partito Nur salafita, seconda forza in parlamento; quello di Ziad Baha ad Din, anch'esso osteggiato dai salafiti (che ha preferito ritirarsi); infine quello dell'economista progressista Samir Radwan, sulla cui mancata nomina circolano voci contrastanti.

La road map dell'Egitto verso le elezioni è «un segno positivo». Lo ha dichiarato Jay Carney, portavoce del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dicendo che l'amministrazione è «prudentemente incoraggiata» dall'annuncio del piano per tornare a un governo democraticamente eletto. Carney ha chiesto che tutte le parti siano incluse nel processo elettorale. Ieri il presidente ad interim, Adly Mansour, ha annunciato che il referendum su una nuova Costituzione si terrà entro quattro mesi, con elezioni legislative due mesi dopo. Il nuovo Parlamento avrà poi una settimana per indire le presidenziali. Carney ha aggiunto che l'amministrazione Obama non ha ancora stabilito se la deposizione del presidente Mohammed Morsi sia definibile colpo di Stato.

Non cala comunque la tensione nel Paese. Migliaia di sostenitori della Fratellanza musulmana continuano ad affluire al Cairo, in piazza Rabaa al Adawiya, per invocare la liberazione del deposto presidente Mohammed Morsi e il ripristino della sua legittimità costituzionale. E altre manifestazioni di attivisti pro-Morsi si registrano in molte altre località del paese. Analogamente, altre migliaia di sostenitori del movimento islamico sono scese in strada ad al Miniya, nell'Alto Egitto, con lo slogan: «Rivoluzionari! Liberi! Proseguiamo il cammino!».

I Fratelli musulmani hanno infatti proclamato la «Giornata del milione dei martiri», incitando a manifestare in tutto il Paese.

Il partito ha anche bocciato la dichiarazione costituzionale del presidente ad interim Adli Mansour che fissa il calendario della transizione con elezioni politiche entro sei mesi.

Intanto, dopo che lunedì un attacco alla Guardia repubblicana del Cairo ha causato oltre cinquanta vittime, ieri sono state fermate in Egitto circa seicentocinquanta persone. I Fratelli musulmani negano che ci sia stato alcun attacco all'edificio, affermando invece che i soldati hanno aperto il fuoco su un loro sit-in al termine della preghiera del mattino. L'ufficiale della sicurezza, che ha riferito degli arresti, ha aggiunto che tra i fermati ci sono siriani e palestinesi.

L'Arabia Saudita, ha fatto sapere che darà all'Egitto 5 miliardi di dollari in aiuti.

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