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Ultimatum ai Fratelli Musulmani

Scontri tra militanti ed esercito davanti la sede della Guardia repubblicana Almeno 51 morti tra i sostenitori di Morsi. Chiusa la sede del partito

Ultimatum ai Fratelli Musulmani

Egitto, manifestazioni pro e contro Morsi

Anche quella di ieri a Il cairo è stata un agiornata di lotta e duri scontri.

L’esercito egiziano ha chiesto ai sostenitori del deposto presidente Mohammed Morsi di sgomberare le piazze occupate dai manifestanti, assicurando che non saranno prese «misure legali contro di loro» ma avvertendo che le forze armate «non tollereranno in nessuna circostanza minacce alla sicurezza dello Stato». A ribadire la linea dell’Esercito è stato il portavoce delle forze armate, Ahmed Ali, in conferenza stampa oggi al Cairo.

Allo stallo politico nella scelta del premier del governo di transizione post-golpe si aggiunge un episodio che dimostra come la situazione in Egitto sia prossima al caos totale se non alla guerra civile. I Fratelli Musulmani, il movimento religioso vicino a Mohamed Morsi, ha denunciato che l’esercito ha sparato sulla folla che partecipava ad un sit in di preghiera davanti alla sede della Guardia Repubblicana, dove si ritiene che sia detenuto il presidente destituito. Il bilancio è di 51 morti, tra cui donne e bambini, e 435 feriti, ha detto Mohamed Sultan, responsabile dei servizi di emergenza. Quasi tutte persone colpite alla testa, probabilmente da cecchini, denunciano i Fratelli, dopo un lancio di lacrimogeni da parte della polizia. Le forze armate egiziane hanno respinto al mittente le accuse di aver iniziato la sparatoria e in una conferenza stampa congiunta l’esercito e la polizia hanno sostenuto che sono state le truppe a difendersi da un attacco con armi da fuoco dei manifestanti islamisti contro il quartier generale della guardia repubblicana. Noi, hanno riferito i portavoce delle forze armate e del ministero dell’Interno, «ci siamo limitati a difenderci». In ogni caso, hanno aggiunto, «non consentiremo a nessuno di minacciare la sicurezza egiziana».

Il ministero della Salute però ha confermato le vittime. E i network televisivi hanno diffuso immagini di cadaveri allineati e colpiti alla testa. Non si tratta di prove schiaccianti, come del resto i bossoli di proiettili mostrati dai Fratelli Musulmani, ma l’abissale differenza tra le due versioni dimostra quanto sia caotica e pericolosa la situazione in questo momento nel Paese. Il nuovo presidente a interim Adli Mansour ha ordinato una inchiesta indipendente.

Il leader liberale egiziano Mohamed ElBaradei ha condannato l’episodio. «La violenza - ha detto - genera violenza e dovrebbe essere condannata con forza. Serve una inchiesta indipendente».

Intanto un giudice ha ordinato la chiusura della sede centrale del Partito Libertà e Giustizia, braccio politico dei Fratelli Musulmani, dopo il ritrovamento di armi all’interno dei locali: liquido infiammabile, coltelli e armi” che sarebbero state utilizzate «contro i manifestanti scesi in piazza il 30 giugno» per una imponente manifestazione di protesta contro il presidente destituito Mohamed Morsi, ha spiegato una fonte della sicurezza.

La Casa Bianca esprime attraverso un portavoce del Dipartimento di Stato «profonda preoccupazione» per le violenze che scuotono l'Egitto e fa appello all'autorità responsabile della transizione perché nel Paese si evitino rappresaglie, arresti e restrizioni alla libertà dei media. Da Washington anche la richiesta all'esercito egiziano alla «massima moderazione» della propria azione in risposta a quella dei menifestanti. La Casa Bianca sta analizzando i fatti per determinare se il cambio di leadership verificatosi in Egitto possa essere definito «colpo di Stato».

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