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Mansour lascia la poltrona al leader liberale El Baradei

Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it IL CAIRO Mohamed El Baradei è il nuovo primo ministro egiziano. E guiderà il Paese durante la fase di transizione che prevede le elezioni anticipate. Il leader...

IL CAIRO Mohamed El Baradei è il nuovo primo ministro egiziano. E guiderà il Paese durante la fase di transizione che prevede le elezioni anticipate. Il leader dell’opposizione liberale e Nobel per la pace nel 2005 si è incontrato con il premier ad interim Adli Mansour nel palazzo presidenziale e lì ha appreso del suo incarico. El Baradei ha capeggiato la rivolta contro Hosni Mubarak, cacciato nel 2011, e l’opposizione al presidente islamista Mohammed Morsi, destituito mercoledì dall’esercito. Fino al 2009 è stato direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Sempre ieri Mansour ha assicurato che «l’Egitto è per tutti». Ma i Fratelli Musulmani bocciano El Baradei e frenano sul dialogo con le forze armate, condizionandolo a un ritorno al potere di Morsi. In serata piazza Tahrir si è riempita nuovamente di oppositori del premier deposto. Anche i movimenti islamici hanno convocato i loro sostenitori.

«Abbiamo tutti bisogno di riconciliazione nazionale e lavoreremo per realizzarla», ha detto Mansour in una breve intervista concessa al quotidiano indipendente El-Tahrir dopo la preghiera del venerdì in una moschea del Cairo, dove è comparso nella sua prima apparizione pubblica dal giuramento. «L’Egitto è per tutti», ha affermato Mansour. I Fratelli Musulmani, però, hanno fatto sapere che nessun canale di comunicazione è stato aperto con i militari egiziani che hanno destituito il presidente islamico Hosni Mubarak. Lo ha sottolineato il portavoce della Fratellanza, Gehad el-Haddad. «Per smentire le voci che circolano - ha scritto el-Haddad sul suo profilo Facebook - preciso che non è stata avviata alcuna comunicazione tra la giunta del golpe militare e i Fratelli Musulmani». Venerdì la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani, Mohamed Badie, aveva parlato della possibilità di un’apertura al dialogo con tutte le forze politiche, ma solo dopo il reinsediamento di Morsi. Ieri sera migliaia di oppositori di Mohamed Morsi si sono radunati in piazza Tahrir, al Cairo, tra ingenti misure di sicurezza imposte dagli stessi comitati di attivisti. Alcuni degli ingressi alla piazza sono stati chiusi, per evitare l’accesso delle automobili. Sono inoltre stati allestiti alcuni punti di controllo agli imbocchi della piazza per impedire che vi siano introdotte armi. La manifestazione, convocata dai partiti di opposizione riuniti nel Fronte di salvezza nazionale e dagli attivisti della campagna Tamarod, si propone di «proteggere gli obiettivi del 30 giugno», data della grande manifestazione contro Morsi. Si temono incidenti con i simpatizzanti dei movimenti islamici che hanno anche loro allertato i sostenitori.

Intanto sale a 37 persone morte e oltre 1.200 ferite nelle ultime 24 ore il bilancio delle violenze che si registrano in tutto l’Egitto, scrive il sito del quotidiano ufficiale al-Ahram. Il bilancio ufficiale fornito in mattinata dal ministero della Salute era di 30 vittime. Tra loro c’è un prete cristiano copto, assassinato da uomini armati a El Arish, nel Sinai del Nord. La vittima è stata identificata come Mina Aboud, di 39 anni. Potrebbe trattarsi della prima aggressione settaria dalla destituzione di Morsi avvenuta mercoledì 3 giugno. I Fratelli Musulmani hanno duramente criticato il Papa copto Tawadros, leader spirituale degli otto milioni di cristiani d'Egitto, per la benedizione che ha dato alla rimozione di Morsi e per avere partecipato all’annuncio della sospensione della Costituzione fatto dal comandante delle forze armate, il generale Abdel Fattah al-Sisi. Il sacerdote è stato ucciso mentre comprava del cibo in un mercato all'aperto. Al momento non c'è però alcuna conferma che la sua uccisione sia legata alla crisi politica in corso. Attacchi contro membri delle minoranze si sono verificati da parte degli islamisti in almeno altre tre province nel sud del Paese. I cristiani costituiscono il 10% della popolazione egiziana.

E, mentre l’Egitto continua a bruciare, è ripreso (ma subito aggiornato al mese prossimo), il processo di appello davanti al Tribunale Penale del Cairo a carico Mubarak per l'uccisione di circa 800 manifestanti durante la rivolta che nel febbraio 2011 condusse alla caduta del vecchio regime. In aula, oltre all'ex Rais e ai suoi due figli, Alaa e Gamal, al magnate Hussein Salem, loro presunto complice in corruzione e peculato, come pure Habib al-Adli, già primo ministro egiziano. Il presidente del collegio Mahmoud al-Rashidi, dopo aver ascoltato le memorie dei difensori, ha chiesto alla pubblica accusa di predisporre una relazione sulla custodia preventiva cui è stato sottoposto Adli, l'avvocato del quale ne ha chiesto la scarcerazione per superamento del termine massimo fissato dalla legge. Il magistrato ha quindi fissato la successiva udienza per il 17 agosto. Mubarak, 85 anni, in aula è sempre rimasto seduto su una lettiga, apparendo in discrete condizioni.

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