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I «tecnici» porteranno il Paese al voto

Capo dello Stato a interim sarà il presidente della Corte Costituzionale

I «tecnici» porteranno il Paese al voto

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Le elezioni presidenziali anticipate metteranno fine alla fase di transizione in Egitto e saranno seguite da quelle politiche. Fino ad allora, un governo tecnico sarà messo alla guida del paese e deciderà la data in cui gli egiziani torneranno alle urne. Non è chiaro ancora quale sarà la durata di questo governo provvisorio. Lo ha annunciato Abdel Fattah al-Sissi, capo delle forze armate egiziane, in un discorso pronunciato in diretta tv, mentre la piazza esultava.

Nel periodo di transizione, la Corte costituzionale rivedrà la legge elettorale, mentre una commissione ad-hoc si occuperà di emendare gli articoli più controversi della Costituzione, che resta sospesa per tutta la transizione. Sarà tracciato un codice etico per i media e sarà costituita una commissione per la riconciliazione nazionale. Capo dello Stato provvisorio, invece, sarà il presidente della Corte Costituzionale Adli Mansour.

Anche i salafiti del Nour, secondo partito islamista egiziano, hanno comunicato che sosterranno la road map annunciata dall'esercito. Così, hanno spiegato, il Paese eviterà il conflitto. I Fratelli Musulmani hanno visto così aumentare ulteriormente il loro isolamento.

In un primo momento ad annunciare la «road map» che avrebbe dovuto portare alla svolta politica in Egitto, la seconda nel giro di poco più di un anno, sarebbero dovuti essere lo sheikh di al-Azhar, la principale istituzione islamica del paese, il portavoce delle opposizioni Mohamed elBaradei e il papa copto Tawadros II. La lettura dell’annuncio era prevista alla presenza dei verici delle Forze armate e di alcuni esponenti della campagna anti-Morsi «Tamarod», che ha raccolto 22 milioni di firme contro il presidente e la scorsa settimana ha riacceso la protesta di piazza. Poi, alla fine, a leggere le comunicazione al popolo è stato invece al-Sissi, leader delle forze armate, e questo getta una certa ombra sugli esiti di questo che può essere definito un «golpe morbido».

Ciononostante, proprio il leader dell’opposizione elBaradei è intervenuto per manifestare tutta la sua gioia dopo la svolta: «Questo è il rilancio della rivoluzione» ha commentato, «quella che il 25 gennaio 2011 portò alla deposizione di Hosni Mubarak. Non è un golpe». E ancora: «La road map da parte dell’esercito risponde alla richiesta di elezioni presidenziali al più presto». Anche il papa copto, Tawadros II, ha commentato che la road map «è una garanzia di sicurezza per tutti gli egiziani e offre una visione politica».

La nuova «rivoluzione» avrà anche degli strascichi «giudiziari». La Corte d’Appello egiziana, infatti, ha confermato una condanna a un anno di carcere a carico dell’ormai ex premier Hisham Qandil e ha disposto la sua rimozione immediata dall’incarico di governo. Ad aprile Qandil era stato condannato a un anno con la condizionale per la mancata ri-nazionalizzazione della compagnia petrolifera Tanta Flax, ordinata da un giudice amministrativo. Qandil era l’ultimo fedelissimo rimasto a Morsi dopo che gran parte del governo aveva rassegnato le dimissioni così come i tre portavoce del presidente.

Preoccupazione per l’esito finale delle proteste è stata espressa dagli Stati Uniti, che molti commentatori indicavano come segretamente favorevoli alla destituzione di Morsi. «Siamo molto preoccupati per quanto avviene sul terreno», ha detto la portavoce del dipartimento di stato Jen Psaki, che però non ha voluto parlare di colpo di Stato, quanto di una situazione «fluida» che gli Stati Uniti stanno «monitorando attentamente». «Pensiamo che tutte le parti debbano impegnarsi le une verso le altre e debbano ascoltare le voci del popolo egiziano che protesta pacificamente», ha aggiunto la Psaki.

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