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«Non riconosciamo il Parlamento Ue»

Il premier turco Erdogan replica alle accuse «Pronti a usare l’esercito contro i manifestanti»

«Non riconosciamo il Parlamento Ue»

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ISTANBUL Erdogan mostra il pugno di ferro. E minaccia di ricorrere all’esercito contro i manifestanti. Non solo. Dopo la condanna europea delle violenze da parte delle forze dell’ordine, il premier turco ha sottolineato di non riconoscere il Parlamento dell’Unione. Una dichiarazione che ha sollevato polemiche.

Non si placa la tensione in Turchia, sconvolta dagli scontri di piazza, che ci sono stati anche ieri, partiti dall’occupazione di Gezi Park a Istanbul. Il vicepresidente Bulent Arinc è stato chiaro: per fermare le manifestazioni illegali, ha detto ieri, «c'è la polizia, se non basta c'è la gendarmeria e se ancora non basta ci sono le forze armate». Un’ipotesi confermnata da Recep Tayyip Erdogan, che ha affermato di non riconoscere le «decisioni del Parlamento Ue», il quale giovedì scorso aveva condannato l'uso eccessivo della forza da parte della polizia. Erdogan ha osservato che le indicazioni dell'Europarlamento non sono vincolanti per la Turchia in quanto non è membro dell’Ue. Ieri i sindacati hanno invitato i lavoratori a scendere in piazza in segno di protesta contro la dura repressione. Il ministro dell'Interno turco, Muammer Guler, ha però avvertito gli organizzatori che si tratta di una forma di protesta illegale che non sarà tollerata. Ad Ankara la polizia ha bloccato il corteo di un migliaio di militanti dei sindacati Kesk e Disk, che tentava di raggiungere piazza Lizilay, nel centro della capitale.

Intanto è emerso che tra le centinaia di persone fermate (oltre 500, solo stanotte, tra Istanbul e Ankara), c'è anche Daniele Stefanini, un fotografo livornese di 28 anni, portato in un commissariato dopo esser rimasto ferito negli scontri di piazza di domenica. Il giovane aveva perso i sensi dopo esser stato colpito alla testa, sembra da manganellate della polizia, mentre seguiva gli scontri in piazza Taksim, ma le sue condizioni di salute non destano preoccupazioni. A Istanbul, Ankara e in varie città turche i manifestanti si sono scontrati con le forze dell'ordine fino alle prime luci del giorno. Ma ieri mattina la polizia ha revocato il divieto di accedere a piazza Taksim, epicentro delle proteste anti-governative e che era stata chiusa dopo lo sgombero forzato di sabato scorso: la polizia autorizza i pedoni a entrare nella piazza, ma la circolazione dei veicoli continua ad essere limitata. È stata riaperta anche anche la stazione metro nella piazza, mentre continua a essere isolato il parco Gezi, dove non permette l’accesso. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha condannato la reazione della polizia che ha definito «davvero troppo dura».

«È inaccettabile la reiterata mancanza di rispetto nei confronti del parlamento europeo da parte del premier turco Erdogan, che anche oggi con le sue parole sottolinea di non dare alcun riconoscimento alle prese di posizione dell'aula di Strasburgo sulla tutela dei diritti umani - ha replicato il vicepresidente del parlamento europeo, Roberta Angelilli - In Turchia continuano le inaudite violenze e le minacce nei confronti dei manifestanti con centinaia di arresti, compreso un fotoreporter italiano. Per questo le parole del premier turco contro le istituzioni europee rappresentano un atteggiamento di arroganza non tollerabile».

Sempre ieri un gruppo di disobbedienti del Nordest ha occupato simbolicamente gli spazi di fronte al Consolato onorario di Turchia di Venezia, a Santa Marta. I manifestanti, con la faccia coperta da maschere bianche, hanno scritto con lo spray di colore rosso frasi inneggianti alla resistenza dell’opposizione democratica turca e hanno tolto le targhe consolari, in segno di protesta.

Infine secpondo un sondaggio del Centro di ricerca strategica e sociale, il 55% dei turchi ritiene che il governo Erdogan interferisca nello stile di vita dei cittadini. Lo studio evidenzia un calo di popolarità per l'esecutivo filo-islamico. Il Partito di Sviluppo e Giustizia (Akp) ha perso l'11% di consensi rispetto al giugno 2012 mentre la popolarità di Erdogan è scesa del 7% in appena un mese. Il 50% dei turchi ritiene che l'attuale maggioranza di governo goda di basse credenziali democratiche perché si sta muovendo verso uno stile autoritario e repressivo. Un 47% dei cittadini ha addirittura timore di manifestare le proprie idee politiche.

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