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Gli Usa chiedono all’Italia un aiuto per la Libia

Vertice tra Obama e Putin sulla guerra civile in Siria «Posizioni diverse ma impegno comune per la pace»

LOUGH ERNE La Siria, oltre ai temi economici, è stata al centro del G8 irlandese. E dell’incontro fra il leader russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. I due hanno confermato il proprio impegno per arrivare alla pace, ma hanno sottolineato le distanze che ancora restano tra i due Paesi.

Putin ha spiegato che le «posizioni non coincidono», ma «non abbiamo perso le speranze per una conferenza di pace». Anche Obama ha confermato le «prospettive differenti», aggiungendo però che con la Russia gli Usa condividono «l’interesse a fermare le violenze».

Il presidente Usa si è detto fin dall’inizio del vertice «molto preoccupato per la situazione» e in particolare per «l'uso di armi chimiche» che le forze fedeli al regime di Bashar al-Assad avrebbero usato contro i ribelli. La preoccupazione, secondo quanto riferito da fonti della delegazione italiana, è emersa nell'incontro di circa mezz'ora che Obama ha avuto con il premier Enrico Letta a margine del G8 di Lough Erne, dove il presidente del Consiglio era accompagnato dall'ambasciatore italiano a Londra, Pasquale Terracciano, e dal consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Armando Varricchio.

Obama ha anche «chiesto una mano all'Italia» per risolvere le tensioni in Libia ed Enrico Letta «ha parlato di un piano italiano per la Libia» che il premier italiano intende illustrare al premier libico Ali Zeidan durante l'incontro sempre a margine dei lavori del G8, così hanno riferito fonti della delegazione italiana.

Ancora in serata, si preannunciavano difficili le discussioni al G8 sulla Siria, al centro della cena dei leader a Lough Erne che si è svolta alle 21. Fonti italiane hanno sottolineato come, negli incontri tra i capi di Stato e di governo europei che hanno preceduto l'inizio dei lavori, sia emersa «la valutazione realistica delle difficoltà di raggiungere una posizione comune» sulla Siria all'interno del G8. Restano infatti le divisioni tra chi, come Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia sarebbero favorevoli ad armare i ribelli, e chi, tra cui l'Italia e la Germania, sono invece contrari. Senza contare la posizione della Russia, con il presidente Vladimir Putin che non crede alle prove dell'amministrazione americana sull'uso di armi chimiche da parte del regime di Assad e ha accusato i ribelli di «mangiare gli intestini dei loro nemici».

Il presidente americano ha anche parlato della situazione in Irlanda e di come è stato duro raggiungere la pace. «Sono trascorsi quindici anni dall'accordo del Venerdì Santo, da quando il pugno duro si è trasformato in una mano tesa», «da allora i progressi sono stati straordinari» ma «c'è ancora molto da fare. Per anni - ha continuato Obama - questo conflitto è apparso forse come il conflitto più radicato e ingestibile. Quando è stata raggiunta la pace, anche l'America ha festeggiato il coraggio di quanti l'hanno costruita». Ha, però, aggiunto: «C'è ancora molto da fare, ci sono persone che non hanno fatto propria la pace, ci sono ancora tensioni e diffidenza in alcune comunità, ci sono ancora muri eretti e miglia da percorrere. Ma nessuno è così ingenuo da non capire che la pace è un lungo viaggio e arriva lentamente». Tuttavia, Obama ha esortato a «sforzi che non siano lenti ma al contrario tempestivi». «Ogni qual volta la pace sarà attaccata, dovrete scegliere se rispondere con lo stesso coraggio che avete mostrato finora, dovrete scegliere se non fermarvi - ha spiegato - Sappiate che, fin quando non vi fermerete, l'America sarà al vostro fianco, lavorando insieme con i leader a Stormont, Dublino e Westminster per sostenere i vostri progressi politici», ha assicurato il presidente Usa. Gli Stati Uniti appoggiano la decisione concordata dai leader nordirlandesi di smantellare entro il 2023 le quasi cento barriere di separazione tra cattolici e protestanti. L'annuncio del progetto è stato dato lo scorso mese e il primo ministro britannico David Cameron ha formalmente appoggiato l'accordo venerdì. Obama, parlando a Belfast dove è arrivato per partecipare al G8, si è espresso a favore della fine della segregazione come elemento essenziale per una pace duratura. «Se le città restano divise, se i cattolici hanno le proprie scuole e i propri edifici, e i protestanti ne hanno altri, se non ci riconosciamo gli uni negli altri, se permettiamo a paura e risentimento di rafforzarsi, allora questo incoraggia le divisioni e scoraggia la collaborazione», ha dichiarato.

Singolare protesta, infine, degli attivisti Oxfam in Irlanda del Nord. Alcuni membri della ong si sono radunati davanti al municipio di Belfast indossando le maschere dei leader internazionali, da Obama ad Angela Merkel a Enrico Letta, travestiti da cuochi con tanto di pentolone fumante. L'obiettivo, hanno spiegato i manifestanti, è stimolare i capi Stato e di governo a cucinare la giusta ricetta per combattere fame e povertà.

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