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«Le armi chimiche in Siria usate dai ribelli»

La denuncia del magistrato svizzero Carla Del Ponte, membro della Commissione Onu sui crimini di guerra, che mette sotto accusa l’inerzia della comunità internazionale

«Le armi chimiche in Siria usate dai ribelli»

DELPONTE-C_WEB

Mentre sale la tensione in Medio Oriente dopo il nuovo attacco israeliano in territorio siriano, arriva una clamorosa dichiarazione del magistrato svizzero Carla Del Ponte che sembra scagionare il regime di Assad e getta ombre sui ribelli per quanto riguarda l’uso delle armi chimiche. Secondo l’ex procuratore del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia dal 1999 al 2007 e ora membro della Commissione Onu che indaga sui crimini di guerra in Siria, le Nazioni Unite hanno le prove che - finora - ad utilizzare armi chimiche, a cominciare dal letale gas sarin, sono stati gli insorti e non gli uomini fedeli al regime di Damasco. Le dichiarazioni di Del Ponte sono state fatte ai microfoni della RSI (Radio della Svizzera Italiana). «Stando alle testimonianze che abbiamo raccolto, i ribelli hanno usato armi chimiche ma le indagini sono ben lungi dall'essere concluse. Le nostre inchieste dovranno essere ulteriormente approfondite, verificate e accertate attraverso nuove testimonianze ma, per quanto abbiamo potuto stabilire, al momento sono solo gli oppositori al regime ad aver usato il gas sarin» ha aggiunto Carla Del Ponte, secondo la quale solo le indagini, ancora in corso, potranno stabilire se anche il governo di Assad abbia o meno utilizzato questo tipo di armi. Del Ponte spiega che le prove sono state raccolte dagli «investigatori» Onu, «sul posto nei paesi limitrofi, che hanno interrogato le varie vittime e i medici degli ospedali». L'ex magistrato elvetico afferma di aver «visto in un ultimo rapporto della settimana scorsa che ci sono concreti sospetti, se non ancora prove inconfutabili, che è stato usato il sarin, per come le vittime sono state curate». Del Ponte punta il dito però non sui siriani anti-Assad ma contro le frange qaediste sottolineando che, «il fatto non ci sorprende perché tra gli oppositori si sono infiltrati combattenti stranieri». Ma l’autorevole magistrato ha anche aggiunto che la commissione d’inchiesta dell'Onu sulla Siria è solo «un alibi per la comunità internazionale» e per la sua inerzia. Una denuncia amara seguita da un appello. Del Ponte ritiene che per non lasciar cadere nel vuoto i crimini commessi - da tutte le parti - in oltre due anni di conflitto, serve che la «comunità internazionale ed il Consiglio di Sicurezza dell'Onu decidano che la corte permanente (la Corte Penale Internazionale dell'Aja, ndr) assuma questi casi». Del Ponte è convinta che per mettere a tacere le armi serva un’intesa tra «Stati Uniti e Russia, principale alleato di Assad nel Consiglio di Sicurezza. Se Washington e Mosca si mettono d'accordo potremmo avere la pace, purtroppo non è ancora avvenuto ma una piccola speranza c’è» ha concluso Del Ponte.

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