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Un giudice di ferro per l’oppositore di Putin

Mercoledì si apre il processo al blogger Navalny, accusato di appropriazione indebita. Rischia 10 anni di carcere oltre all’impossibilità di candidarsi alle presidenziali del 2018. A presiedere il tribunale un magistrato che in 30 mesi non ha mai deciso un’assoluzione

Un giudice di ferro per l’oppositore di Putin

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Si aprirà mercoledì il processo al blogger dell’opposizione russa Alexei Navalny, accusato di appropriazione indebita. E per l’imputato non arrivano segnali positivi. Il tribunale, infatti, sarà presieduto da un giudice celebre per la sua inclemenza. Come riporta la rivista New Times, Serghei Blinov è famoso perché negli ultimi due anni e mezzo ha emesso 130 sentenze di condanna e nessuna di assoluzione. Quattro mesi fa è stato nominato vicepresidente del tribunale distrettuale Leninsky, nella città di Kirov (nord-est di Mosca), dove si terrà l'udienza preliminare del processo a Navalny, già definito dagli attivisti per i diritti umani e dallo stesso imputato come un tentativo del potere centrale di mettere a tacere una delle voci più critiche del Cremlino. I collegi di Blinov hanno descritto il giudice come un uomo che non ama il dialogo e il confronto e la cui unica passione è l'hockey. Stando alle informazioni raccolte dalla rivista, l'uomo non ha espresso mai particolari posizioni politiche, né si è mai occupato di processi per reati economici. Secondo alcuni avvocati sentiti da New Times, il recente trasferimento di Blinov dal piccolo tribunale di Kumeny (centro abitato vicino Kirov) a quello distrettuale non è un caso. L'ipotesi è respinta dal presidente dello stesso tribunale, Konstantin Zaitsev, il quale ha assicurato a New Times che si tratta solo di una coincidenza e ha smentito che il verdetto di colpevolezza sia già stato ordinato dall'alto. «Le autorità non ci chiamano in tribunale e non ci chiedono di fissare una condanna concreta» ha spiegato. Secondo l'accusa, Navalny, diventato in un anno il volto più noto dell'opposizione a Vladimir Putin, avrebbe sottratto all'amministrazione regionale di Kirov 10.000 metri cubi di legname nel 2009, quando era consigliere del governatore locale. Il danno per le casse pubbliche ammonterebbe a quasi mezzo milione di euro. L'avvocato e attivista ha negato ogni accusa e annunciato l'intenzione di candidarsi alle prossime presidenziali, nel 2018. Se condannato, però, non solo rischia fino a 10 anni di carcere ma anche l'impossibilità di correre per qualsiasi carica pubblica. Secondo il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, Putin non seguirà il processo: «Non penso che il presidente debba monitorare personalmente qualunque caso di cittadini russi» ha detto durante un'intervista trasmessa ieri sera sul canale tv Rossia-1. Alla domanda se il Cremlino non tema nuove proteste e critiche da parte dell'Occidente che possano portare a una maggiore risonanza del caso, il portavoce di Putin ha sottolineato che il presidente «non ha mai orientato il suo operato in base alla possibilità che compaiano o meno ondate di protesta in Occidente». Peskov ha poi aggiunto che Putin non ha intenzione di collaborare con un'opposizione «non costruttiva» la quale a suo dire non ha un programma concreto. «Si può urlare per qualcosa di significativo - ha sottolineato - ma semplicemente urlare in modo emozionale non ha senso».

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