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«La popolazione siriana è allo stremo»

Appello del presidente della Croce rossa dopo una missione a Damasco A Londra i ministri degli Esteri del G8 affrontano l’emergenza umanitaria

«La popolazione siriana è allo stremo»

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Una tragedia umanitaria di proporzioni bibliche che si consuma davanti agli occhi sempre più distratti del mondo intero. Una nota diffusa al termine della riunione dei ministri degli Esteri del G8 a Londra parla di 2 milioni di sfollati interni. Il presidente della Croce rossa italiana, Francesco Rocca, si spinge a parlare di 3,5-4 milioni. A questi si aggiunge il milione di rifugiati all’estero. Oltre 70.000 le vittime della guerra civile in corso dal marzo 2011. Numeri drammatici di fronte ai quali non è più possibile rimanere inerti. Ne è convinto Rocca, raggiunto telefonicamente in Libano al termine della sua missione a Damasco.

Ha potuto constatare di persona la situazione dei civili?

«Ero stato a Damasco ad agosto - spiega Rocca - e si è deteriorata in maniera incredibile. La città è esausta, militarizzata. Ci sono posti di blocco ovunque, è difficilissimo muoversi. E nei tre giorni della nostra missione abbiamo sentito ininterrottamente i colpi di artiglieria pesante intorno alla città. La gente è costretta a lasciare le proprie case e la propria terra, una situazione gravissima».

Chi ha potuto incontrare?

«Il nostro ruolo non è politico, i contatti sono stati con la Croce rossa locale, il comitato internazionale e le agenzie delle Nazioni unite per cercare di individuare i bisogni delle persone e calibrare le risposte possibili. Abbiamo previsto alcuni interventi per rifugiati e sfollati interni, sono fra 3,5 e 4 milioni, spesso ospitati in siti non attrezzati».

Come sono state sistemate queste persone?

«Gran parte presso famiglie di parenti e amici ma un altro numero considerevole, stimato intorno a 1 milione, si trova in alloggi di fortuna, scuole, case abbandonate, privi delle più elementari condizioni di vivibilità. Damasco è una città fantasma. Bisogna fare presto ed aumentare l'impegno umanitario prima che sia troppo tardi».

Come pensate di intervenire?

«Dipenderà dai fondi che riusciremo a raccogliere ma pensiamo di prenderci cura di alcuni di questi siti di sfollati. Servono acqua, cibo, medicinali ma anche sostegno psicosociale. Intorno alla capitale, ad esempio, le scuole sono tutte chiuse ma anche a Damasco in circa metà degli istituti non si fa lezione».

Anche il vescovo caldeo di Aleppo aveva denunciato che la città è alla fame. La situazione ormai è precipitata in tutto il Paese.

«Esattamente. Noi abbiamo fotografato le condizioni di Damasco che per certi versi è meno pesante perché i combattimenti non hanno raggiunto il centro della città ma la popolazione ormai è allo stremo, dovunque».

Eppure l’attenzione internazionale sembra scemata.

«Purtroppo è proprio così, la crisi viene affrontata quasi come se fosse ordinaria amministrazione. Anche i media in Italia sono presi da altri problemi come la situazione politica interna o la Corea, invece serve uno sforzo costante della società civile e dei governi. Anche sul piano economico la Siria è in ginocchio. Le fabbriche sono chiuse, l’inflazione galoppa e il costo delle materie prime è alle stelle. Chiediamo inoltre alla Comunità Internazionale di accendere i riflettori sul mancato rispetto del ruolo dei soccorritori. Dall'inizio del conflitto sono 17 i volontari della Mezzaluna Rossa Siriana uccisi mentre prestavano opera di soccorso. Una violazione inammissibile».

Ma la risposta che arriva è blanda. I ministri degli Esteri dei Paesi del G8 riuniti a Londra si sono dichiarati «sconvolti» dall'aumento di perdite di vite umane in Siria. Nella riunione di due giorni, iniziata mercoledì, non hanno parlato di forniture di armi ai ribelli, come richiesto dall'opposizione. Si sono concentrati sull'obiettivo di aumentare gli sforzi umanitari ma limitandosi a esortare tutti i Paesi a «massimizzare i contributi» per questo scopo, chiedendo a entrambe le parti in conflitto di rispettare i diritti umani. Il premier italiano Monti ha sottolineato la necessità «che si creino condizioni per una soluzione politica che veda l'uscita di scena di Assad e per una transizione politica verso la democrazia».

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