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Addio Lady di ferro

La Thatcher aveva 87 anni. Il mondo rende omaggio all’ex premier britannico. I funerali a Londra mercoledì 17 aprile

Addio Lady di ferro

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La Union Jack sventola a mezz’asta a Downing Street. Tutto il mondo si è fermato per renderle tributo. Margaret Thatcher se ne è andata all’età di 87 anni. Fu la prima donna a guidare un governo in Occidente. Figlia di un droghiere di provincia condusse la Gran Bretagna fuori dalla stagnazione economica degli anni ’70 e portò a compimento una trasformazione radicale del suo Paese, allora il «grande malato d’Europa».

Nata nel 1925 nella cittadina di Grantham, nel 1975 divenne leader dei Tories, i conservatori britannici. È rimasta al timone del Regno Unito per undici anni, dal 1979 al 1990. Nel 2002 si era ritirata dalla vita pubblica dopo essere stata colpita da una serie di piccoli ictus. Lo stesso male che l’ha portata via ieri mattina, in un hotel di Londra dove si era trasferita dopo un’operazione. Per sua volontà non avrà funerali di Stato, ma le sue esequie avranno la stessa rilevanza di quelle attribuite a Lady Diana e alla regina madre. Buckingham Palace ha inviato una nota per comunicare che la regina Elisabetta «ha appreso con tristezza la morte della baronessa Thatcher». Il primo ministro David Cameron ha interrotto il suo tour in Europa per fare ritorno in patria: «La Gran Bretagna ha perso una grande leader, un grande primo ministro, una grande britannica, salvò il nostro Paese, la sua eredità resterà nei secoli», ha detto. Anche il laburista Tony Blair riconosce i suoi meriti: «Ha influito sul cambiamento del nostro Paese e del mondo. Io stesso, mantenni molte delle sue riforme».

Nella storia resterà anche il suo soprannome: «The Iron Lady», la signora di ferro. L’appellativo che ha dato il titolo anche al film sulla sua vita, uscito nelle sale l’anno scorso, con una Meryl Streep memorabile che rivive le tappe salienti della sua esistenza. La pellicola ha ricevuto pesanti critiche proprio per l’attenzione riservata all’ultima fase della vita dell’ex premier britannico, ormai alle prese con la demenza senile. «È stata un esempio per molte», ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel.

L’appellativo «signora di ferro» le calzava a pennello. Celebre la frase pronunciata nel 1980: «Non mi dà alcun fastidio se i miei ministri parlano, purché facciano quello che dico io». La svolta liberista che impresse all’economia cambiò radicalmente l’Inghilterra. Se lo ricordano bene i minatori, con i quali nel 1984 mostrò una durezza senza precedenti. Gli scioperi proclamati in seguito alla decisione di chiudere venti miniere di carbone vennero repressi senza esitazione. Rimarrà nella storia la «battaglia di Orgreav», in cui rimasero feriti 123 minatori.

Non è un caso che ieri una delle poche voci fuori dal coro è stata quella di David Hopper, segretario generale delle Durham Miners Association: «Oggi è un grande giorno - ha detto - Per i sindacati questo giorno non è arrivato abbastanza in fretta, ho ancora un amaro ricordo di quello che fece, rivolse il Paese contro di noi con un violenza terribile». La politica economica di «Maggie» (così era stata chiamata dai tabloid) permise alla Gran Bretagna di uscire dalla crisi più grande del dopoguerra. Milioni di inglesi divennero proprietari delle proprie abitazioni, grazie anche al piano di privatizzazione delle «council houses», la case di edilizia pubblica. In milioni si ritrovarono azionisti delle grandi aziende pubbliche privatizzate. Ridurre il ruolo dello Stato in economia e quello dei sindacati erano il fulcro del suo programma. I comparti industriali manifatturieri, considerati non più produttivi, furono lasciati morire. Nei primi anni di mandato la sua popolarità scese molto, ma poi la ripresa economica decollò, di pari passo con il suo successo. Il carisma da leader si consolidò definitivamente nel 1982, con la guerra delle Falkland, quando inviò la Marina per riprendere le isole occupate dell’arcipelago argentino. Due anni più tardi la premier di ferro uscì illesa da un attentato terroristico dell’Ira. Ieri, Gerry Adams, leader del partito nazionalista irlandese Sinn Fein, ha commentato così la sua morte: «Ci ha causato enormi sofferenze».

La Thatcher, nell’ultimo decennio della Guerra Fredda, riuscì a instaurare un rapporto «speciale» con l’alleato americano. Nancy Reagan, la moglie dell’ex presidente Usa, non ha dimenticato il rapporto che aveva con il marito: «Margaret e Ronald erano due anime gemelle politiche. Il mondo ha perso una paladina della libertà e della democrazia». Il presidente Barack Obama ha sottolineato quale sia il significato della parola "statista": «La Thatcher ha dimostrato che i leader non devono essere trascinati dalle correnti della storia, ma possono darle forma con convinzione morale, irremovibile coraggio e volontà di ferro». Prima di diventare premier, la Thatcher aveva cominciato a tessere saldi rapporti con la diplomazia americana e con il segretario di Stato Henry Kissinger, che ieri ha ricordato «la sua personalità politica coraggiosa, una donna che aveva capito come un leader debba avere convinzioni forti perché la gente non ha alcun mezzo per decidere da sé, a meno che i suoi leader non le indichino la direzione da seguire».

Se Ronald Reagan non le ha potuto dare l’ultimo saluto, un ricordo speciale è arrivato dall’altro leader che più di tutti ha influenzato la storia negli anni ’80: «Margaret Thatcher è stata un grande politico e una persona brillante, rimarrà nella nostra memoria e nella storia», ha detto Mikhail Gorbaciov. L’alfiere della Perestroika ha ricordato i «rapporti a volte difficili, ma seri e responsabili». In occasione del loro primo incontro, la Iron Lady, fu colpita dal carattere del nuovo segretario del partito comunista sovietico: «Il singnor Gorbaciov mi piace, possiamo fare affari insieme», disse con il suo emblematico sorriso tagliente.

Intanto il governo britannico ha annunciato la data dei funerali della ex premier che si terranno mercoledì 17 aprile nella cattedrale di St. Paul a Londra. Ai funerali, che saranno solenni con onori militari ma non di Stato, parteciperanno anche la regina Elisabetta II e il marito principe Filippo.

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