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Approvato il primo trattato su commercio internazionale di armi

L’assemblea generale dell'Onu ha adottato oggi a grande maggioranza il primo trattato sul commercio internazionale di armi convenzionali. La risoluzione è stata approvata con 154 voti a favore, 23...

Approvato il primo trattato su commercio internazionale di armi

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L’assemblea generale dell'Onu ha adottato oggi a grande maggioranza il primo trattato sul commercio internazionale di armi convenzionali. La risoluzione è stata approvata con 154 voti a favore, 23 astensioni (fra cui la russia) e tre voti contrari (Siria, Corea del Nord e Iran). Si tratta del primo grande trattato sul disarmo dall'intesa del 1996 sulle armi nucleari. Lo scorso giovedì, i 193 paesi membri dell'onu non erano riusciti ad adottare all'unanimità il testo che mira a moralizzare un mercato che vale 80 miliardi di dollari l'anno poichè i medesimi tre paesi che oggi hanno votato contro avevamo impedito che si arrivasse all'adozione per consensus universale. Si è dunque deciso di procedere per una strada alternativa: il testo adottato oggi dovrà ora essere ratificato da ogni singolo paese e il trattato entrerà in vigore solo a partire dalla cinquantesima ratifica, cioè non prima di almeno due anni. Il principio fondante di questo trattato è che ogni paese deve valutare, prima di ogni transazione, se le armi vendute rischiano di essere utilizzate dalla controparte per aggirare un embargo internazionale, per commettere «violazioni gravi» dei diritti umani o per essere girate a gruppi terroristici o criminali.

Molti Paesi, tra cui gli Usa, controllano le esportazioni di armi. Ma finora non è mai esistito un trattato per la regolamentazione del commercio, il cui giro d’affari è stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Per più di 10 anni attivisti e alcuni governi hanno promosso una campagna mirata a stabilire regole internazionali per garantire che le armi non finiscano nelle mani di terroristi, ribelli e criminalità organizzata. Le speranze di raggiungere un accordo in una conferenza dell'Onu erano svanite a luglio quando gli Stati Uniti dissero di avere bisogno di più tempo per considerare l'accordo proposto, una decisione sostenuta anche da Russia e Cina. A dicembre invece l'Assemblea ha deciso di tenere a marzo una conferenza finale sul trattato, fissando per giovedì scorso il termine ultimo per il raggiungimento dell'accordo. Dopo due settimane di intense negoziazioni, c’era grande ottimismo per una approvazione immediata, poi bloccata dal no di Corea del Nord, Siria e Iran. In merito alla sua opposizione, Teheran ha spiegato di vedere importanti «lacune» nel trattato, considerato «fortemente suscettibile alla politicizzazione e alla discriminazione» e incapace di assolvere alla «legittima domanda» di proibire il trasferimento di armi a coloro che commettono aggressioni.

Damasco ha citato sette obiezioni, tra cui il fatto che il trattato non include un embargo sul rifornimento di armi «a gruppi armati terroristi e ad attori non statali». Dal canto suo, Pyongyang ha invece sottolineato che il trattato favorisce gli esportatori di armi che possono restringere il commercio a coloro che hanno il diritto alla legittima difesa e alla compravendita.

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