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L'oligarca russo Berezovskij si è impiccato

La conferma dall'autopsia consegnata nella notte. Bisognerà comunque attendere i risultati delle analisi tossicologiche ed istologiche

L'oligarca russo Berezovskij si è impiccato

BERE-C_WEB

Nella notte sono arrivati i primi risultati dell'autopsia sul corpo dell'oligarca russo Boris Berezovskij. Secondo quanto conclude il rapporto dei medici legali, consegnato nella notte, si è impiccato nel bagno della sua casa di Ascot. «Il risultato dell'autopsia ha stabilito che la causa della morte è stata l'impiccagione». Il rapporto esclude segni di violenza sul corpo di Berezovskij. Bisognerà comunque attendere i risultati di altri test, compresi quelli tossicologici e istologici, e saranno necessarie ancora diverse settimane per chiudere il caso. Secondo quanto riporta il Guardian, l'ex moglie Galina ha detto aver visto il corpo di Berezovskij sabato scorso - dopo il ritrovamento da parte di una sua guardia del corpo - e di aver notato dei segni sul collo che facevano pensare ad uno stragolamento. La porta del bagno era chiusa dall'interno ed una sciarpa sarebbe stata rinvenuta accanto al corpo. Berezovskij soffriva di depressione da quando lo scorso anno l'Alta Corte aveva pronunciato la famosa sentenza in favore del suo ex socio Roman Abramovich. Ad una giornalista russo avrebbe detto proprio il giorno prima della morte che aveva «perso il senso della vita. Ho 67 anni e non so che altro posso fare». La scomparsa dell'ex magnate 67enne - che in Russia non ha destato in genere grande emozione o rimpianti, anche tra le file dell’opposizione anti-putiniana - era stata presentata subito come un suicidio da uno dei suoi avvocati, Aleksandr Dobrovinski. Berezovskij aveva avuto attacchi di cuore e recentemente era stato in Israele per cure cardiologiche. Già in passato avrebbe subito un paio di tentativi di assassinio: uno di questi era stato rivelato dall’ex spia del Kgb Livtinenko poi avvelenato con il polonio. Un altro amico, invece, confermando la depressione, esclude l’ipotesi di una lettera scritta a Putin, suo nemico giurato, per chiedergli perdono, come affermato dal Cremlino

Oligarca dell’era Eltsin, nell'ultimo periodo Berezovskij si era trovato ad affrontare diverse traversie finanziarie. Motivo per cui era stato costretto a vendere il «Lenin Rosso» di Andy Warhol. A fine gennaio, la Corte suprema di Londra aveva congelato i suoi beni per 200 milioni di sterline, su richiesta della ex convivente Elena Gorbunova, che chiedeva 5 milioni di sterline. Inoltre Berezovsky era appena uscito sconfitto dalla battaglia legale con il patron del Chelsea, Roman Abramovich, sulla cessione di pacchetti azionari di grosse compagnie russe. Le difficoltà economiche lo avevano portato anche a tagliare personale e uffici.

Nato nel 1946, laureato in matematica, entrò in affari negli anni di Gorbaciov, nel 1989, commerciando le auto. Ma fu qualche anno dopo, con le privatizzazioni degli anni ’90, che si arricchì a dismisura. Entrato in politica, fu uno degli artefici della rielezione di Boris Eltsin nel 1996, divenendo una sorta di eminenza grigia del Cremlino. Vice consigliere per la sicurezza nazionale, partecipò attivamente ai negoziati con i ribelli ceceni. La sua stella continuò a brillare al punto che, nel 2000, fu uno dei "grandi sponsor" dell'ascesa politica di Putin. Ma l'idillio durò ben poco. Dopo alcuni mesi, quando il neo presidente decise di riprendere il pieno controllo sugli ormai potentissimi oligarchi, Berezovskij si trasformò in oppositore di Putin e, rifugiatosi a Londra, iniziò a foraggiare l'opposizione.

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