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Obama in Terra Santa convince Netanyhau Israele riapre le relazioni con la Turchia

Ultima giornata in Terra Santa per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che nel pomeriggio di ieri è volato in Giordania per concludere il viaggio in Medioriente. In mattinata il capo...

Ultima giornata in Terra Santa per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che nel pomeriggio di ieri è volato in Giordania per concludere il viaggio in Medioriente.

In mattinata il capo della Casa Bianca ha reso omaggio alle tombe di due delle figure più importanti per lo Stato ebraico, il fondatore del sionismo moderno Theodor Herzl, morto nel 1904 prima di riuscire a realizzare il sogno della patria ebraica, e l’ex primo ministro Yitzhak Rabin, ucciso nel novembre 1995 da un colono ebreo estremista. Poi si è recato al memoriale dell’Olocausto Yad Vashem e a Betlemme dove, accompagnato dal presidente dell’Anp Abu Mazen, ha visitato la Basilica della Natività. A causa di una tempesta di sabbia il trasferimento è avvenuto in auto e non in elicottero. «È fonte di ispirazione visitare e ricordare l’idealista che ha iniziato la straordinaria creazione dello Stato di Israele - ha detto Obama - Il presidente si è quindi recato presso il memoriale dell’Olocausto Yad Vashem, dove è stato accompagnato dal rabbino Israel Meir Lau, sopravvissuto del campo di concentramento di Buchenwald. «Lo Stato di Israele non esiste a causa dell'Olocausto, ma grazie alla sopravvivenza di un forte Stato di Israele, un Olocausto non accadrà mai più. Nel mondo non c’è spazio per l’antisemitismo». Obama è quindi partito con l’Air Force One verso la Giordania, non prima però di aver incontrato per altre due ore Netanyhau, incassando una piccola vittoria. Su sua pressione, infatti, il primo ministro ha telefonato all’omologo turco Recep Tayyp Erdogan per porgere le sue scuse per il raid contro la Freedom flotilla di tre anni fa, costato la vita a nove cittadini turchi. Un passo importante, che permetterà una ripresa dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, messi a rischio proprio dall’episodio. Ad Amman il presidente, accolto su un tappeto rosso da funzionari statunitensi e giordani, ha incontrato re Abdullah II. Tra i principali argomenti trattati il conflitto siriano. Obama si è detto preoccupato per la possibilità che la Siria diventi una enclave di estremisti. «Qualcosa - ha detto il presidente - si è rotto in Siria e non sarà possibile ripararlo in maniera perfetta, neanche quando Assad se ne sarà andato. Gli estremisti sopravvivono in questo tipo di caos». Obama ha poi detto di non avere dubbi sulla caduta del regime. Gli Usa forniranno una somma aggiuntiva di 200 milioni di dollari alla Giordania per fronteggiare l’emergenza dei rifugiati siriani. Sull’Iran: «Credo che la migliore soluzione sia quella diplomatica». Oggi il presidente concluderà il viaggio con una tappa nella storica città di Petra.

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