Lo stato maggiore del Pdl si è dato appuntamento all'Auditorium della tecnica all'Eur di Roma, dove appena chiusi i seggi cominciano affluire i dati e con questi i commenti. Sin dalle prime battute del Viminale che rimbalzano sugli schermi televisivi sparsi ovunque, è chiaro che gli exit pol e le previsioni sono stati al ribasso per il Pdl.
Anche al Senato che era la grande scommessa del centrodestra e dove i pronostici davano un vantaggio di misura, il Pdl si aggiudica una maggioranza tale da governare senza ricatti. I big di Forza Italia e An arrivano nell'Auditorium in ordine sparso. Centellinano le dichiarazioni in attesa che la forbice con il Pd si faccia rilevante. Poi si lasciano andare. Un fiume in piena. Gli azzurri Verdini, Vito, Schifani, Bonaiuti si chiudono in una stanzetta; vogliono definire la linea mediatica da tenere. Ma forse già si parla della prossima squadra di governo.
In un collegamento telefonico con Porta a Porta di Vespa, Berlusconi conferma che il governo «sarà formato da uomini esperti con vasta esperienza e da almeno quattro donne». Poi sottolinea di essere «aperto al dialogo sulle riforme costituzionali e a suggerimenti migliorativi» e di averlo comunicato a Veltroni in una telefonata.
La vittoria netta lascia comunque aperti degli interrogativi. A cominciare dal peso che la Lega avrà nell'indirizzo del governo, poi la riforma della legge elettorale, che già alcuni insinuano sarà accantonata.
Il vicecoordinatore di FI Fabrizio Cicchitto fa un'analisi dura del risultato elettorale del Pd: «Veltroni ha cercato di fare concorrenza al centrodestra puntando sul centro ma il risultato è stato che non solo non ci ha rubato voti ma ha decretato la fine della sinistra radicale». Quanto alla Lega che ha realizzato una larga vittoria, Cicchitto non vuole enfatizzare: «Se Bossi ha stravinto al Nord, Forza Italia si è imposta al Sud e questo significa che non ci saranno squilibri nella coalizione di governo». Anche Piero Testoni, uno degli uomini dell'entourage del Cav, dà la stessa lettura: «Mai state divergenze con la Lega, nessuna preoccupazione».
Ma i fucili che sono sempre pronti a imbracciare? «Si tratta di espressioni variopinte più a uso mediatico che con una valenza politica» interviene Maurizio Gasparri di An e probabile prossimo capogruppo al Senato del Pdl. Gasparri mette anche in evidenza che «la scomparsa di alcuni partiti dal Parlamento non può che essere positiva. E' bene che si vada a un bipolarismo, è quello che tutti volevano, o no?» Nessuna preoccupazione nemmeno da An per il peso che assume la Lega nell'azione di governo. «Saremo compatti» dice Fini e esclude l'ipotesi di dare all'opposizione la presidenza di una delle due Camere.
«Chi vince governa e quindi si assume le responsabilità in pieno». Il che non toglie, precisa, che non ci sia dialogo sulle riforme costituzionali.
Bossi non sembra impensierire nemmeno sul fronte della politica economica. Renato Brunetta, vicecoordinatore di FI e economista, mette punto: «La Lega vuole il federalismo fiscale come il Pdl e come pure il Pd. Quindi non vedo dove potrebbero sorgere motivi di disaccordo».
Laura Della Pasqua
La coalizione del PdL supera il PD di Veltroni di nove punti alla Camera e al Senato. Massimo storico della Lega Nord. Sconfitta La Sinistra Arcobaleno