Sono bastate cinque ore per rendersi conto che era tutto vero. Anzi che la realtà, probabilmente, era persino peggiore delle aspettative. Già, perché quando alle 15 le televisioni hanno offerto in pasto al pubblico i primi dati, la speranza ha cominciato a farsi strada nelle stanze del loft. Moderatamente, pacatamente.
Quelle tabelle che davano il Pd primo partito e un distacco di soli due punti tra le coalizioni erano la conferma che tutto era ancora possibile. Tanto che Beppe Fioroni, appena arrivato a piazza Sant'Anastasia, si è diretto deciso verso la sala stampa allestita poco distante, nell'Antico mercato del pesce degli ebrei.
Un vero e proprio tour davanti alle telecamere (era il primo a presentarsi ai giornalisti) per ribadire un solo basilare concetto: «Non c'è dubbio che la rimonta c'è stata. I dati crescono e migliorano rispetto al 2006. Certo, bisogna aspettare per amore di realismo ma se c'è una cosa chiara è che i dieci punti di distacco non ci sono». Ottimismo anche da parte del responsabile comunicazione del Pd Ermete Realacci: «È avvenuto quello che avevamo detto negli ultimi giorni della campagna elettorale, e che altri negavano. Cioè che era in corso un grande rimonta del Pd».
Tace Walter Veltroni anche se dal loft lasciano filtrare il suo primo commento davanti agli exit poll: «Abbiamo fatto la cosa giusta per l'Italia». Nel frattempo in piazza cominciano ad arrivare i primi simpatizzanti. Saranno a stento dieci. Una conferma che, al di là delle dichiarazioni, quasi nessuno crede nell'impresa.
E infatti, col passare delle ore, il sogno comincia a fare i conti con la dura realtà. Le proiezioni sono impietose. Il distacco tra le coalizioni aumenta. Qualcuno spera ancora nel Senato ma, quando arrivano i dati delle Regioni, anche questa speranza si infrange. Alle 18.24 ricompare Realacci. L'ottimismo di tre ore prima è un ricordo. «C'è stato un forte avanzamento del Pd - ribadisce - ma non sufficiente, sembra, a governare il Paese».
Il primo a pronunciare la parola «opposizione» è Antonello Soro. Alle 20 Veltroni esce dal loft diretto verso la sala stampa. Lì, circondato dai big del partito, comunica ai giornalisti che «come è prassi in tutte le democrazie occidentali, ho telefonato a Berlusconi per dargli atto delle vittoria». Guai, però, a parlare di disastro elettorale. «La nostra sfida non ha raggiunto l'obiettivo di portare il riformismo al governo del Paese - spiega -. Abbiamo avuto sei mesi per impostare la battaglia, abbiamo ottenuto un risultato importante e ora dobbiamo costruire le condizioni perché l'Italia possa avere una sfida riformista al governo». Insomma quella persa è solo la prima battaglia, non certo la guerra. Anche perché, sullo sfondo restano la «grande rimonta» e quella Lega che, secondo Veltroni, darà non pochi problemi alla maggioranza. Tanto che il leader del Pd vede già davanti a sé un futuro roseo: «Si apre una stagione, non so quanto lunga, di opposizione».
Intanto è arrivata la notte. Veltroni lascia il loft in compagnia di moglie e figlie diretto verso casa. A piazza Sant'Anastasia c'è ancora un po' di gente che applaude. Tra questi Armando Ferrero, macchinista Fs in pensione, venuto direttamente da Cuneo. Con sé ha un cartello: «Comunque vada, grazie Walter». Lui lo aveva già capito.
Nicola Imberti
La coalizione del PdL supera il PD di Veltroni di nove punti alla Camera e al Senato. Massimo storico della Lega Nord. Sconfitta La Sinistra Arcobaleno