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Speciale Elezioni 2008

italia alle urne

Tormentati dai piazzisti del voto

«Amigo!». Ti seguono, tendendoti la mano da stringere, mentre sei lì bloccato a mettere la catena allo scooter, o a sbuffare con quattro buste piene all'uscita del superdiscount.

Cellulari A nulla vale che il tuo cane, alla disperata ricerca di un palo, gli ringhi contro. «Amigo!»: e finché non hai comprato un paio di calzini fuori misura, due bic già scariche o un accendino vuoto, quelli non ti mollano. L'alternativa è rifiutare tutto, brontolando una protesta civile. A quel punto smorzano il sorriso a 64 denti e passano al piagnisteo: hanno improvvisamente fame, sono lontani da casa, temono che qualcuno li ributti a mare. Alla fine sganci un euro e ritrovi la libertà.


Perché la quiete è un bene primario, un'esigenza insopprimibile per l'anima già mortificata dall'oppressione dei venditori del nulla. Sognavamo una domenica di aureo silenzio, affrancati dalle molestie verbali dei piazzisti del voto, dopo tutta una campagna incentrata su questioni cruciali come l'acquisto di Ronaldinho, la virtù della Santanché, lo stato mentale di Bossi, l'età degli avversari, gli inni di Jovanotti. E invece. Quelli sono furbi, dei satanassi pronti a maciullare quel che resta della tua pazienza. Sanno che non possono farsi vedere in strada, né in televisione. Tu commetti l'errore di lasciare acceso il telefonino, e mentre dormi il sonno del giusto, ecco il malefico pulsare dell'sms: «Amigo!». Tua moglie si sveglia, già da un po' sospetta che tu coltivi distrazioni extraconiugali, e rischi ti metta sotto il naso le carte per la separazione: «Amigo! Non dimenticare di votarmi! Abbiamo bisogno del tuo sostegno! Uniti trionferemo». Ti arrendi: non basta l'obolo, per i fuorilegge del silenzio elettorale.


Che imperversano a destra, a sinistra, al centro, nelle liste civiche, nei comitati di quartiere. Grandi leader e peones, statisti e carneadi, Cesari trionfanti e Cincinnati sottratti alla cura dell'orto condominiale. C'è quello che celia via messaggino: «Mobilitate i pompieri!», alludendo a troppe fiamme (nel senso prettamente simbolico) nei seggi. E quell'altro che, insaziabile come un pornostar della politica, pretende il voto per il suo partito «su tutte e cinque le schede», e il passaparola per soprammercato. Che dire, poi, del supercandidato premier che addirittura spara un suo editoriale firmato sul giornale di cui era stato direttore, al tempo delle figurine e delle videocassette in supplemento?


Non c'è modo di sottrarsi al supplizio, se non di attendere, stoicamente, che arrivi presto domani. Anche perché la questione può essere rovesciata, assumendo aspetti grotteschi: un governatore del nord-est se la prende con Fazio (Fabio), reo di aver «violato la legge elettorale» ospitando George Clooney, fan dichiarato di una delle parti in contesa. Ma a quel punto, avrebbero dovuto svuotare la tv, chiedendo a troppi conduttori, giornalisti, soubrette di rinunciare alla presenza domenicale sul piccolo schermo. Qualcuno era pronto a reclamare per le comiche di Stanlio e Ollio. Anche Totti è sceso regolarmente in campo. Si temevano contestazioni dopo l'ammonizione comminatagli dall'arbitro: a una scrupolosa lettura del labiale quello poteva non sembrare un triplice «vaffa» ma un ripetuto invito ad andare a votare in massa quel tale aspirante sindaco di Roma.


La notte è scesa malinconica, mentre ogni trasmissione tv si rivelava una foresta di simboli nascosti, e i cellulari continuavano a trillare senza posa. «Amigo! Vota me». Ma a quel punto nessuna moglie non ci credeva più. Life is now.

Stefano Mannucci










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