Lui, Paolo Bonaiuti, ridimensiona: «È stato un lavoro di gruppo».
Quale gruppo?
«Nel tavolo nazionale, per Forza Italia, ci siamo io, Cicchitto, Lupi, Testoni, Lainati, Carfagna e Lorenzin».
E per An?
«Ronchi, Gasparri, La Russa, Bocchino, Meloni e Saltamartini».
E la Lega?
«Per la Lega è venuto sempre Roberto Calderoli».
Che cosa ha fatto questo tavolo?
«Abbiamo studiato, analizzato le strategie tutti assieme. Dalle dichiarazioni agli spot, dalle conferenze stampa alle manifestazioni. Tutto insomma».
E come ha lavorato questo tavolo? Come è stato lavorare al fianco di An?
«Un ottimo lavoro. Con Ronchi, con Gasparri, ma anche con La Russa ci sentiamo quattro, cinque volte al giorno».
S'è vociferato di dissidi, di qualche imbarazzo a Palazzo Grazioli. È vero?
«Assolutamente falso. È stato ed è come lavorare con amici. Collaboriamo assieme e tutto funziona a meraviglia».
Allora diciamo che ci sono state delle discussioni...
«Un fatto del tutto normale, fisiologico in campagna elettorale. Si discute su cosa accentuare per il Nord e su cosa sottolineare per il Sud».
Senta, uno dei problemi della scorsa volta è stato che tutti sono andati al governo e si è abbandonato il partito. Oggi il partito, il Pdl, è un neonato. Crescerà anche dopo?
«Il Pdl è un grande progetto che vivrà dopo le elezioni e che nei fatti già esiste».
A una settimana dal voto, qual è stato il momento più difficile?
«Non ho visto momenti difficili. Momenti faticosi sì, difficili mai».
E il momento migliore? La fotografia più bella?
«Ogni volta che abbiamo ricevuto sulla scrivania un sondaggio, confermato poi dalla partecipazione popolare nelle manifestazioni di piazza».
Forse lei si riferisce ai sondaggi della prima parte della campagna elettorale, poi Veltroni ha cominciato a recuperare...
«No, assolutamente. Avevamo un vantaggio cospicuo. Il Pd ha avuto uno stop, una battuta d'arresto e quindi ha cominciato a scendere. Non mi faccia aggiungere altro che c'è il divieto. Le ripeto comunque che i momenti migliori sono stati quelli tra la gente».
Per esempio?
«Per esempio oggi (ieri, ndr). La Fiera del Mediterraneo di Palermo, il palazzotto dello sport di Catania con la folla traboccante. E poi vedere tutte quelle persone che attendevano fuori... Sono state emozioni forti. Anche l'entusiasmo che abbiamo visto a Viterbo è stato impressionante».
Onorevole, la campagna elettorale di Berlusconi l'abbiamo vista. Quella sua? Come è stata la campagna elettorale di Paolo Bonaiuti?
«Sono andato a farla tutte le volte che ho potuto».
Quando? È sempre in viaggio con Berlusconi...
«Ho sfruttato i fine settimana. Il sabato di Pasqua, per esempio. Sono andato prima a Pisa dove ho lanciato la candidatura a sindaco di Patrizia Paoletti Tangheroni, poi sono andato a Viareggio e infine in Val di Nievole, nel Pistoiese. Zone rosse, rossissime».
Un giro alla Berlusconi.
«Aspetti, non ho finito. Sono andato in serata nel Mugello, la zona più rossa d'Italia. Un signore dal pubblico mi fa: "Benvenuto onorevole, qui è in una riserva indiana"».
E lei che cosa ha risposto?
«Di guardare i film western. All'inizio i cattivi erano gli indiani. Via via gli indiani, andando avanti negli anni, sono diventati sempre meno cattivi. Infine con "Balla con i lupi" si sono trasformati in buoni. Sarà così anche in Toscana».
Poi è finita la giornata?
«Quel sabato sì. A Pasqua sono stato a piazza del Duomo a Firenze per lo scoppio del carro. Gli elettori, mi hanno ringraziato molto per la battaglia che stiamo conducendo contro quell'Eurostar che continuano a chiamare tramvia. E proprio per Firenze ho lanciato l'idea di uno statuto speciale».
Che sinistra è quella toscana?
«Penso a questa sinistra toscana che prima picchia i lavavetri e poi picchia i mendicanti. Penso a questi sindaci, come quello di Roma: sono quelli che hanno maggiormente aumentato le tasse».
Che cosa vuole fare da grande? Il sindaco di Firenze?
«Ne sarei onorato. Ma per ora ho ancora troppi impegni a livello nazionale».
Rispetto a quella di due anni fa è stata questa una campagna elettorale tranquilla. Forse troppo?
«Quella del 2006 è stata come un Tour de France con le tappe in pianura e le scalate in montagna. Con Coppi che trionfava sullo Stelvio e Bartali che vinceva sui Pirenei».
E questa?
«Come una gara in progressione. Siamo partiti lenti e ora si va a cento all'ora».
E Veltroni?
«Non giudico gli altri se non dopo i risultati».
Chi farà la differenza?
«Lo sa qual è la grande novità di questa campagna elettorale? Le donne. Ho visto una partecipazione e un impegno straordinari. Rispetto al '96 il loro interesse verso la politica s'è raddoppiato. E faranno la differenza anche alla fine, nell'urna».
Alla fine ci siamo, che cos'altro deve accadere?
«Accadrà qualcosa».
Che cosa? Una sorpresa?
«E se ve lo dico che sorpresa è?».
Fabrizio dell'Orefice