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multinazionali in crisi

Tim cresce ma licenzia. Esuberi per 4.500 lavoratori

Richiesta cassa integrazione per massimo 29mila dipendenti. L’ad Genish: "Scelta inevitabile, l’obiettivo è ridurre 2.800 stipendi full time"

Tim cresce ma licenzia. Esuberi per 4.500 lavoratori

Tim cresce, ma gli esuberi scattano lo stesso. Nei primi tre mesi dell’anno, il gruppo guidato da Amos Genish mette a segno risultati importanti: ricavi in aumento del 2,7% a quota 4,7 miliardi di euro, Ebitda a 2 miliardi (+1,8%) e utile a 250 milioni, con un balzo del 25% rispetto allo scorso an- no.

La buona performance però non basta a scongiurare la cassa integrazione straordinaria, già chiesta dal gigante telefonico in una lettera al governo, che da giugno potrebbe coinvolgere 3-4mila lavoratori (ma il massimo previsto è circa 29mila) per una durata complessiva di 12 mesi. Al termine di questo periodo, sostengono i sindacati, i lavoratori in eccedenza potrebbero essere addirittura 4.500, anche se non tutti a tempo pieno: l’impatto finanziario degli esuberi calcolato da Tim, spiega infatti Genish, è equivalente a 2.800 stipendi «full time».

La richiesta di cigs al governo, ha sottolineato l’ad di Tim, era «inevitabile» per salvaguardare gli obiettivi del piano industriale, che il gruppo sta applicando velocemente. «Nei primi tre mesi dell’anno abbiamo già raggiunto il 27% degli obiettivi del piano di trasformazione. Avremo numeri più interessanti mano a mano che ci addentriamo nel secondo semestre e all’inizio del 2019. Ma i messaggi che dobbiamo portare a casa ora sono i consistenti risultati del primo trimestre 2018 e la trasformazione che sostiene gli obiettivi del piano». E anche  sul fronte dei tagli alla forza lavoro, l’azienda auspica di poter arrivare con i sindacati ad «un accordo in tempi rapidi». «Stiamo cercando di risolvere questo problema con tutte le parti rilevanti il più in fretta possibile», ha chiarito Genish agli analisti.

Le parti sociali esprimono preoccupazione. «Tim ha comunicato l’avvio della cigs con un’iniziativa unilaterale. Non possiamo avere multinazionali che fanno il bello e il cattivo tempo senza che nessuno le possa contrastare», attacca il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo. «Non ci possono essere aziende gestite così, da parte di fondi che hanno come unico interesse il profitto indipendentemente dal mondo del lavoro. Chiederemo un incontro al ministro del Lavoro per cominciare a bloccare queste iniziative, altrimenti prolificheranno». 

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