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IL REBUS DI PALAZZO CHIGI

Governo, spread e Borsa tirano il fiato. Ma trema il titolo Mps

Le dichiarazioni sul mantenimento della quota pubblica affossano il titolo che perde l’8%

La omissione d'inchiesta Mps

Mps

Dopo lo scossone di ieri, spread e Piazza Affari sembrano ritrovare un minimo di stabilità, in mezzo alle turbolenze che accompagnano la messa a punto del contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle. Il differenziale tra Btp e Bund tedesco, in particolare, ritorna al di sotto dei 150 punti base, andando a chiudere in area 147 con un rendimento del 2,1%, in scia anche all’ormai chiara uscita dall’agenda dei due partiti della proposta di chiedere alla Bce un taglio del debito da 250 miliardi di euro. Non che dall’Europa sia mancato l’ormai consueto richiamo.

A prendere oggi la parola è stato il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, che secondo quanto riferito da Reuters ha invitato il nuovo governo a «rimanere nel corso attuale» in tema di disciplina fiscale e riduzione del debito. Più altalenante l’andamento della Borsa di Milano, che ha trovato sul finale lo spunto per terminare gli scambi in positivo. Il progresso dello 0,29% messo a referto poco sopra i 23.800 punti, messo a confronto con i rialzi ben più corposi realizzati dagli altri listini europei - Francoforte, Parigi e Madrid hanno guadagnato intorno al punto percentuale - testimonia comunque la pressione alla quale i titoli italiani restano sottoposti. Da un lato, a dare respiro all’azionario tricolore è stata la spinta fornita dai prezzi del petrolio: il Brent ha viaggiato su massimi da fine 2014 spingendosi fino a 80,5 dollari per barile, portando benefici alle aziende del comparto, da Tenaris (+3,2%) a Eni (+0,39%) passando per Saipem (+1,2%).

Dall’altro lato, come spesso accade, a faticare sono stati i bancari. Sul Ftse Mib si segnala in particolare il -1,86% di Unicredit, ma a fare più rumore è un tonfo al di fuori del listino principale: quello di Monte dei Paschi di Siena - che ha lasciato sul campo l’8,86% -, vero e proprio «casus belli» di giornata. Dopo che l’amministratore delegato della banca, Marco Morelli, ha spiegato a margine di un evento milanese di non aver avuto contatti con esponenti politici, affermando che «gli azionisti sono liberi di fare tutte le riflessioni che ritengono opportuno fare sulla governance dell’azienda», a rilasciare dichiarazioni è stato il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi. Il deputato del Carroccio ha prima parlato di una banca da ripensare «in ottica di servizio», per poi definire «abbastanza probabile, quasi naturale» che il pensiero vada a un cambio di governance. Parole per nulla apprezzate dall’attuale titolare dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha diffuso a stretto giro una nota per stigmatizzare la «crisi di fiducia» innescata a suo parere dalle parole di Borghi e dalle indicazioni contenute nella bozza di Lega e 5 stelle, oltre che per ricordare a tutti gli attori politici che la stessa fiducia «si costruisce poco per volta, progressivamente, ma basta poco per distruggerla, tirandosi dietro i risparmi degli italiani che a parole si vorrebbero tutelare».

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