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PREVIDENZA

Pensioni, per l'Ape social ci sono i soldi. Si può allargare il numero dei beneficiari

Lo studio della Cgil

Pensioni, per l'Ape social ci sono i soldi. Si può allargare il numero dei beneficiari

Serve allargare la platea dei beneficiari dell'Ape social. Le risorse ci sono. Nel 2017 si avrà un risparmio di risorse non utilizzate per Ape sociale e precoci superiore a 504 milioni, che arriverà a 554 nel 2018. A fare il calcolo delle risorse disponibili per allargare le maglie dell'anticipo pensionistico è la Cgil. «Il risparmio di risorse realizzato sulle prestazioni di Ape sociale e precocì nel 2017 è addirittura superiore a quanto il governo ha deciso di destinare complessivamente al capitolo previdenza nel prossimo triennio. Basta questo dato per confermare l’inconsistenza delle misure proposte dall’esecutivo al sindacato per la fase due del confronto sulle pensioni», dichiara il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli. «Infatti - rileva Ezio Cigna, responsabile Ufficio previdenza pubblica della Cgil nazionale - dal nostro studio si evince che nel 2017 si avrà un risparmio di risorse non utilizzate per Ape sociale e precocì pari a 504.210.322 euro, mentre il governo prevede un intervento triennale pari a 300 milioni di euro, dato che, per altro, riteniamo sia abbondantemente sovrastimato». «Sulla base di quanto contenuto nell’emendamento alla legge di Bilancio sulla previdenza presentato dal Governo, e nella nota di sintesi consegnata dall’esecutivo stesso ai sindacati - spiega Cigna - le risorse risparmiate nel 2017 non verranno reimpiegate per le finalità previdenziali per le quali erano state inizialmente impegnate». Così per il segretario confederale della Cgil «i correttivi sino ad ora ipotizzati dal governo, relativi all’ampliamento di quattro categorie di lavori gravosi, all’intervento sulle donne madri e sui contratti a termine, senza ulteriori misure sarebbero del tutto irrilevanti e determinerebbero anche per il 2018 l’esclusione di tantissimi lavoratori dalle prestazioni». Ghiselli in conclusione ricorda che la Cgil ha «avanzato al governo proposte concrete, ribadite negli incontri con i gruppi parlamentari degli ultimi giorni. Esse riguardano in particolare la necessità di abbassare il requisito contributivo per i lavoratori impegnati in attività gravose da 36 a 30 anni, e modificare la continuità professionale richiesta di 6 anni su 7 allargandola all’ipotesi di 7 su 10». Inoltre, sempre relativamente ai lavori gravosi, «chiediamo di semplificare le procedure e di rimuovere il vincolo del tasso di tariffa Inail del 17 per mille». 

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