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Il Def all’esame del Governo Renzi: «Il deficit scende al 2%»

Il premier: «Non escludo aumento del Pil in due anni dell’1,3%»

 

Ok del Governo all’aggiornamento del Def, da cui dipende la legge di bilancio del 2017 da approvare entro metà ottobre. «Il rapporto deficit/Pil sarà pari al 2% - ha spiegato il premier Matteo Renzi uscendo ieri in tarda serata dal Consiglio dei Ministri -. L’Italia chiederà un indebitamento ulteriore di 0,4 punti percentuali per il sisma e per la gestione dell’immigrazione». Mentre resta sostanzialmente invariato il debito, scendendo dal 132,8 al 132,2 %, sulla crescita futura del Pil il premier è ottimista: «Non mi sento di escludere l’ipotesi che tra due anni l’Istat dica che abbiamo fatto l’1,3% di Pil».

La manovra, va ricordato, ruota attorno al «Patto della lavagna» annunciato da Renzi. Il punto più significativo riguarda le pensioni, con l’obiettivo di aumentare fino a mille euro i trattamenti minimi di 750 euro. Renzi aveva spiegato: «Alle pensioni minime, a quelli che arrivano fino a 750 euro, viene data oggi una quattordicesima, in un’unica soluzione. L’obiettivo, dunque, è avvicinarsi il più possibile ai mille euro», raddoppiando questa somma che andrebbe a costituire una sorta di ottanta euro per i pensionati, sebbene concessi in una unica soluzione. Per finanziare l’operazione ed evitare la tagliola dell’aumento dell’Iva è necessario che la Commissione Europea autorizzi l’Italia a portare il rapporto deficit/Pil dall’1,8 al 2,3%. Sul debito la stima contenuta nel Def dovrebbe salire al 131%, poco più del 130,9% indicato nella prima versione del Documento di economia e finanza. Su questi due valori si gioca la partita, prima di tutto politica, tra Roma e Bruxelles. E da questi due valori dipenderà l’assetto della legge di bilancio che deve essere presentata entro il 20 ottobre. La manovra, che dovrebbe avere un ammontare lordo pari a 22-24 miliardi, ha al momento alcune certezze e molte questioni aperte. L’impegno più gravoso a cui dovrà fare fronte il Governo è l’aumento dell'Iva: per scongiurare l'attivazione delle cosiddette clausole di salvaguardia servono 15 miliardi. Per coprire questa voce si pensa di utilizzare la nuova flessibilità. Tutti gli altri capitoli di spesa su cui Renzi e Padoan si sono impegnati, dalle pensioni al piano industria 4.0, passando per l’ecobonus e le risorse per i contratti degli statali, vanno coperti. Ora è caccia alle risorse: l’impegno sulla spending review e sul rientro dei capitali dall'estero, i due fronti su cui si sta lavorando, potrebbe non bastare. Ecco perchè, nelle ultime ore, è riemersa con forza l'ipotesi dei tagli. Servono 7 miliardi. A farne le spese potrebbero essere la sanità e i servizi anche se proprio ieri il premier ha detto che «sulla sanità si è tagliato troppo, ma la nostra spesa sanitaria sul Pil non è piu alta degli altri paesi». La scure potrebbe abbattersi sugli impegni assunti proprio nella legge di bilancio. Alcune misure potrebbero slittare al prossimo anno. Uno dei temi più caldi su cui l’esecutivo non può permettersi passi falsi sono le pensioni. Oggi è in calendario un nuovo incontro Governo e sindacati. Palazzo Chigi punta a chiudere il capitolo previdenza, ma sul piatto ci sono solo 1,5 miliardi di euro, cifra ritenuta insufficiente dai sindacati.

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