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21/01/2016 06:17

IL CRAC DEL CREDITO

Dall’Etruria 15 mila euro alla fondazione Open

Alla "creatura" renziana i soldi sono arrivati attraverso la partecipata Intesa Aretina Scarl

banca etruria

Prima che il governo la «salvasse», Banca Etruria ha finanziato la Fondazione Open, cioè la «creatura» che per Renzi organizza la Leopolda, kermesse politica dei renziani doc. Dopo anni in cui si è parlato del conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi, ecco spuntare, dunque, quello del giovane premier fiorentino. La connessione fra la scelta del suo governo di tenere in piedi, a suon di milioni, l’istituto di credito di cui Pier Luigi Boschi, papà del ministro Maria Elena, è stato vicepresidente, e i soldi che quella banca ha, indirettamente, versato nelle casse di Open, già Fondazione Big Bang, è plateale. A rivelare la “pistola fumante” che schiaccia il “rottamatore” su un conflitto d’interessi non più negabile, è Giovanni Donzelli, coordinatore dell'esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia e capogruppo del partito nel Consiglio regionale della Toscana. «Banca Etruria – spiega l’esponente di FdI – ha finanziato con 15mila euro la Fondazione Open, che raccoglie fondi per il premier e ogni anno organizza la convention della Leopolda. E lo ha fatto attraverso una donazione della società Intesa Aretina Scarl, di cui l’istituto di credito è socia». Dalla visura camerale, infatti, risulta che Intesa Aretina, impresa con 18 milioni di capitale sociale, è composta da cinque soci, uno dei quali è proprio Banca Etruria, che ne detiene il 2 per cento (pari a 362mila 240 euro). «Il finanziamento - spiega Donzelli - è pubblicato sul sito della Fondazione Open. Ed è gravissimo che il presidente del Consiglio abbia preso l’iniziativa del “salva-banche” dopo aver ricevuto quei soldi dall’istituto di credito che maggiormente ne ha beneficiato». Per Donzelli, dunque, «il conflitto d'interessi non coinvolge soltanto Maria Elena Boschi, ma lo stesso Matteo Renzi». Il salvataggio di Banca Etruria, spiega l’esponente di FdI, «è stata una cambiale decisa dal governo ma pagata con i soldi dei risparmiatori truffati, che hanno così perso i loro investimenti. Già erano inaccettabili i legami fra Lorenzo Rosi (ex presidente di Etruria oggi indagato, ndr) e i soci di Tiziano Renzi, papà del premier, e quelli con il fedelissimo e finanziatore Andrea Bacci (ex numero uno delle partecipate pubbliche fiorentine, ndr), così come sono imbarazzanti i rapporti fra questi nella realizzazione degli outlet in varie città. Adesso risulta chiaro che il presidente del Consiglio non ha più alcuna credibilità per mantenere il suo incarico». Open ha un consiglio direttivo composto dal ministro Boschi, da Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e Marco Carrai, l’uomo che il “rottamatore” vorrebbe piazzare a capo di una struttura che si occupa di cybersecurity.

Luca Rocca






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