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05/01/2016 06:06

IL PAESE AL COLLASSO

La Fornero c’è riuscita. Pensionati estinti

Nel 2014 il numero di chi vive di previdenza si è ridotto di 134 mila unità Le riforme hanno salvato i conti pubblici. Ma ora siamo tutti più poveri

++ LAVORO: FORNERO, RISORSE AMMORTIZZATORI 1,7-1,8 MLD ++

La riforma targata Monti-Fornero ha raggiunto l’obiettivo al quale molti tenevano: i pensionati italiani sono ormai una razza in via di estinzione. Tra esodati rimasti sospesi nelle more della legge annunciata dalla ministra tra le lacrime e l’allungamento del periodo necessario a conquistare quello che è ormai considerato un premio più che un diritto, il numero di coloro che ricevono la rendita dalle casse previdenziali si sta assottigliando inesorabilmente. E neanche troppo lentamente: nel 2014 - affermano i dati ufficiali di Istat – i pensionati in Italia erano 16,3 milioni, 134mila in meno rispetto all’anno precedente. Un calo dovuto proprio al progressivo innalzamento dell’età pensionabile stabilito dalla riforma Fornero: si va in pensione sempre più tardi – nel 2019 occorrerà raggiungere i 66 anni e 7 mesi - e i nuovi pensionati sono meno di quelli cessati, portando alla diminuzione del numero totale di persone che percepiscono un assegno previdenziale. Infatti, sottolineano i dati Istat, a calare sono sono soprattutto i pensionati di vecchiaia, che in un anno sono scesi di circa 102mila unità.

Diminuire il numero di pensionati, e quindi anche le spese previdenziali, era uno degli scopi manifesti della riforma Fornero e una richiesta dell’Europa. Il risultato è stato raggiunto, anche se quest’anno la sentenza della Corte Costituzionale, che ha reintrodotto l’indicizzazione delle pensioni, ha ridotto il risparmio per lo Stato.

L’innalzamento dell’età pensionabile, però, ha un effetto collaterale: trattenere sempre più a lungo le persone a lavoro diminuisce le chance dei giovani di trovare un lavoro. E contribuisce ad alimentare la disoccupazione giovanile, nonostante il Jobs Act. A ricordarlo al Governo è il presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano. Che chiede a Renzi di «correggere un sistema pensionistico rigido e iniquo imposto all'Italia dalla Troika europea nel 2011. Liberiamoci, dunque, dall’ansia italica nei confronti della Ue anche quando parliamo di flessibilità delle pensioni, di lavoratori precoci, di lavori usuranti, di ricongiunzioni e di una aspettativa di vita che è diventata una sorta di scala mobile applicata all’età e che sta costruendo aziende popolate da vecchi lavoratori con i figli disoccupati. Più flessibilità nelle pensioni significa più lavoro per i giovani».

Se i pensionati diminuiscono, appare in leggera crescita, invece, il reddito pensionistico lordo: nel 2014 è stato poco superiore ai 17mila euro, 400 in più sull’anno precedente. Si tratta, però, di un dato lordo, che corrisponde a poco a 13.647 euro, circa 1.140 euro al mese. Per più di un pensionato su due, sottolinea Istat, il reddito si riduce a poco più di mille euro al mese. Un reddito decisamente insufficiente, soprattutto se si considera che per quasi i due terzi delle 12 milioni di famiglie italiane con pensionati l’assegno previdenziale è il principale reddito familiare disponibile, e per il 26,5% è addirittura l’unico. Va meglio a chi ha un titolo di studio migliore: «Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea – spiega l’istituto Nazionale di Statistica - il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.490 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare». A percepire un assegno previdenziale sono soprattutto donne che, analizza l’Istituto di statistica, costituiscono il 52,9% dei beneficiari di assegni previdenziali. Ma sono anche gli assegni più leggeri: in media le donne ricevono mediamente importi di circa 6 mila euro inferiori a quelli maschili. Gli uomini, in media, percepiscono circa 20mila euro l’anno, le donne poco più di 14mila. Le pensionate però sono anche quelle che ricevono più integrazioni: le donne che possono cumulare più redditi pensionistici sono 2,9 milioni, l'81,4% del totale, un numero di oltre quattro volte superiore a quello degli uomini.

Marco Valeri

Mi raccomando, si continui ancora di più a mandare persone in pensione, ai quali ovviamente l'importo percepito è molto superiore rispetto a quello versato. Ancora non si è capito che i giovani vogliono tutti andare -andranno all'estero (vedasi Germania) perchè ben coscienti di questo schifo generazionale che qui si sta facendo? Poi vedremo chi le pagherà le pensioni. Quando si dice che andando in pensione prima si favorisce il turn over, ma quanti sono quelli che fanno lo stesso lavoro di quelli che lo hano lasciato, oggi gli impieghi sono molto diversi !
Postato da Nicola il 05/01/2016 13:08
Allora, a questo punto, dato he per anni abbiamo versato contributi allo stato proprio per la pensione, e visto che non si sa che fine ahnno fatto i nostri soldi, togliessero l'obbligo di versamento dei contributi e ci dessero la possibilità di pensare noi stessi ad un fondo pensionistico, creato da noi attraverso una pensione privata, un'assicurazione etc. Poichè lo stato, con la legge fornero non garantisce più una pensione, che non sono altro i nostri soldi che devono esserci restituiti dopo la fine del lavoro, da ora in poi non dovremmo versare più nulla e le pensioni ce le creeremo per conto nostro. Basta con questo schifo!!!
Postato da Giu52 il 05/01/2016 10:35
MONTI E LA FORNERO PRENDONO IL VITALIZIO,CHE GLIENE FREGA DEGLI "ALTRI".....
Postato da MINO il 05/01/2016 09:56
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