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Monti vede i sindacati ma lo sciopero resta

I leader sindacali "insoddisfatti" dopo l'incontro a Palazzo Chigi: per Cgil, Cisl e Uil solo risposte vaghe. Oggi astensione dal lavoro di tre ore e presidi davanti alla Camera. Il premier: la manovra non cambia.

Monti vede i sindacati ma lo sciopero resta

La protesta dei sindacati

Le tappe sono già fissate. Entro oggi bisogna presentare gli emendamenti, l'ok dovrebbe arrivare già stasera e domani la manovra va in Aula alla Camera. Entro giovedì deve arrivare il via libera in commissione in Senato e per il fine settimana il sì definitivo anche a palazzo Madama. Con questo calendario così scadenzato è ben difficile che possa arrivare qualche stravolgimento. Poi in politica, si sa, non bisogna mai dare nulla per scontato.


Ieri sera c'hanno provato i sindacati. I segretari generali Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl), Luigi Angeletti (Uil) e Giovanni Centrella (Ugl) seduti da una parte del tavolo. Dall'altra il premier Mario Monti spalleggiato dal ministro del Welfare Elsa Fornero, dal viceministro all'Economia Vittorio Grilli e dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. I nodi aperti sono sempre gli stessi e su diverse misure. I sindacati chiedono alleggerimenti sulle misure previdenziali e l'Imu. In cambio insistono perché venga introdotta una patrimoniale. Un tentativo fallito dietro la necessità del Governo, come viene spiegato in un comunicato uscito da Palazzo Chigi, di fare i conti con «una situazione di estrema emergenza finanziaria ed economica». Bisogna fare in fretta quindi ma, come «è stato ricordato, il decreto include solo i provvedimenti più urgenti. Ad essi seguiranno altre misure per completare il processo delle riforme avviato».


In altre parole, per ora nessun cambiamento, poi se ne discuterà. Una posizione confermata già nel pomeriggio quando la Fornero, ospite della trasmissione In mezz'ora di Lucia Annunziata, aveva risposto «non lo so» alla spinosa domanda se ci sono margini di trattativa sulla manovra. «I saldi devono restare invariati - aveva però ammonito il ministro -. Se all'interno di questo ci sono spazi per ampliare la platea di coloro che potranno avere una sorta di indennizzo per l'inflazione che ci sarà, oppure per rimodulare questa nuova imposta per la casa, saremmo felici, però bisogna trovare altri soldi», dichiarava la Fornero. Con quelle premesse era ben difficile trovare un accordo perché le modifiche che vengono proposte mettono in discussione l'impianto stesso della manovra.


Di conseguenza la Fornero era piuttosto fredda anche sulla possibilità che si possa evitare lo sciopero di oggi proclamato da Cgil, Cisl e Uil, che, in serata, infatti, è stato confermato (resta anche quello del pubblico impiego di lunedì 19). Il ministro aveva mostrato dubbi, limitandosi ad annunciare che anche lei sarebbe stata presente all'incontro di ieri sera tra i leader di Cgil, Cisl e Uil e il premier Mario Monti. In tv il ministro era tornata anche sul tema della patrimoniale. «Dal punto di vista dell'equità nel senso dell'imposta patrimoniale - aveva detto - mi pare che questo governo stia facendo abbastanza: noi non abbiamo un'anagrafe che consenta oggi di prendere i grandi patrimoni» e se il governo «fosse venuto fuori con l'idea di avviare questa anagrafe in modo di poter colpire tra due anni questi grandi patrimoni, noi non saremmo stati credibili e sicuramente la manovra non avrebbe realizzato in tempi brevi quello che invece sta realizzando». Nel pomeriggio intanto si era appresa una novità non di poco conto: il governo darà parere favorevole in Commissione Bilancio alla Camera all'emendamento che aumenterà da 500 a 980 euro il tetto per i pagamenti cash da parte della Pubblica amministrazione. A spiegarlo era stato il sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento Giampaolo D'Andrea. Significherà che i pensionati sotto i 980 euro potranno ancora riscuotere la pensione in contanti. Per il resto rimangono tutte le distanze. La Camusso affermava al termine dell'incontro: il governo non ha dato una risposta «nel merito» alle istanze dei sindacati, ma ha fornito «un generico impegno» alle loro richieste. Dello stesso avviso anche Bonanni: «Non abbiamo trovato elementi per rimuovere lo sciopero, continuiamo la nostra battaglia». «Riteniamo - aggiungeva - che ci sia bisogno di molta più equità. Si è mal cominciato e l'opera è già compromessa per metà». Sulla stessa linea anche l'Ugl: «Non c'è stata alcuna risposta alle nostre proposte», diceva Giovanni Centrella. «Per questo - sottolineava - continuiamo nelle nostre lotte».


Nel frattempo governo e maggioranza sono rimasti ancora al lavoro sui "nodi" della manovra: è ancora aperto il tavolo sulle coperture e ancora non si è fatta chiarezza su dove verranno reperite le risorse in particolare per le due modifiche maggiormente condivise ma più costose che puntano ad ammorbidire la stretta sull'Imu prima casa e sull'indicizzazione delle pensioni. I temi più spinosi quindi, secondo quanto si apprende dopo le riunioni a Montecitorio tra il ministro Piero Giarda, i relatori e esponenti dei partiti della maggioranza, saranno rinviati a oggi quando le commissioni Bilancio e Finanze della Camera dovranno stringere il cerchio.

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