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"Per il lavoro in Italia imitate la Germania"

Un mondo di disoccupati. La popolazione attiva dal punto di vista lavorativo è destinata ad impennarsi in modo drammatico: ben un miliardo di nuovi lavoratori nei prossimi venti anni. Ecco la minaccia che incombe sull'economia globale secondo Hays, la società di recruitment internazionale di quadri e dirigenti che insieme a Oxford Economics ha stilato un vademecum che i governi dovrebbero seriamente prendere in considerazione per scongiurare l'armageddon occupazionale: dal mantenere i confini nazionali aperti, permettendo la migrazione di lavoratori specializzati, al concordare un codice di norme internazionale per favorire i flussi migratori lavorativi. «I mercati in via di sviluppo affronteranno un periodo di rapida industrializzazione e di sviluppo di infrastrutture, che richiederà l'impiego di professionisti specializzati e con una solida esperienza alle spalle - che ad oggi già scarseggiano nelle realtà lavorative locali. Parallelamente i mercati già sviluppati, dovranno trovare il modo di mantenere alta la loro competitività nelle industrie chiave, nonostante una bacino di lavoratori sempre meno giovani e sempre in minor numero», spiega a Il Tempo Nick Cox, Managing Director per l'Europa continentale e il resto del mondo di Hays.

 In Italia un giovane su tre cerca lavoro e non lo trova. «Il panorama dell'occupazione a breve termine è difficile soprattutto per i giovani ma in alcuni stati europei la situazione è peggiore rispetto all'Italia, penso alla Spagna dove la disoccupazione giovanile è al 50 per cento. Si devono garantire forme di assistenza intese come nuove opportunità: dall'incentivazione fiscale all'innalzamento del livello pensionistico a 65 anni altrimenti si genera un circolo vizioso e ci ritroveremo con una generazione perduta».

In quali settori e con quali caratteristiche i dirigenti e quadri hanno più chances di trovare lavoro? «Vince chi una specifica conoscenza del settore dell'Information Tecnnology, chi è disposto a trasferirsi e i manager super specializzati. Meglio se nel settore ingegneristico o in quello dell'industria farmaceutica. Un tema comune è anche l'esigenza di ampliare e rafforzare le competenze linguistiche. In una visione che abbraccia l'intera economia globale, l'inglese si è ormai attestato come la madre lingua per gli affari. Per tutti coloro che già parlano l'inglese come una prima lingua, è essenziale imparare una seconda, se non addirittura una terza, così da poter emergere nella massa dei candidati in cerca di lavoro».

La concorrenza è agguerrita anche fra i più esperti che con la crisi hanno perso il posto o ne stanno cercando un altro prima di essere travolti dai tagli al personale. E se da una parte aumenta la selezione, dall'altra diminuiscono gli stipendi. Con la crisi c'è anche chi riesce a conquistare un aumento in busta paga? «L'aumento delle retribuzioni dipende dalla domanda di lavoro. Qualche spunto ci può essere in settori come l'avionico o l'automotive e dove si produce export, in particolare in Germania. L'altra faccia della medaglia è il settore bancario e della finanza dove si stanno invece tagliando i bonus».

E le modalità di ricerca? Come si reclutano i nuovi manager? «Vengono confermati i più importanti trend riguardanti la ricerca di nuove opportunità di lavoro, ma complice la nascita di social network per professionisti, la selezione online inizia ad imporsi anche in Italia. I social network sono l'equivalente moderno di quelle che un tempo erano le relazioni fra persone e settori diversi ma i contatti nati sul mercato sono ancora quelli dominanti». Fra i provvedimenti che secondo Hays servirebbero a scongiurare la disoccupazione globale leggo anche questo: «Mantenere i confini nazionali aperti, permettendo la migrazione di lavoratori specializzati».

Dobbiamo smettere di temere la cosiddetta fuga di cervelli? «A livello globale, in alcune nazioni il fenomeno dell'esportazione dei talenti è considerato assolutamente normale. Dall'Australia, al Sudafrica passando per il Canada, in molti Paesi anglofoni è comune. Mentre in numerosi Paesi europei, non solo in Italia ma anche in Francia e in Germania diventa un problema. Il report dimostra come è necessario un massiccio trasferimento di forza lavoro e competenze tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, in entrambi i sensi. Ad esempio, i paesi in via di sviluppo hanno bisogno di migliaia di ingegneri specializzati, provenienti da America ed Europa. Al contrario, i paesi più industrializzati avranno necessità di importare un sempre maggior numero di personale medico per assistere una popolazione sempre più avanti con gli anni. Se perpetrato, il protezionismo lavorativo sarà solo causa di tensioni e affliggerà la crescita economica mondiale».

Il governo Monti sta varando la riforma del lavoro. Parole come flessibilità fanno ancora paura. «Da inglese vengo in Italia e vedo che nel vostro mercato del lavoro ci sono difficoltà comuni anche ad altri Paesi europei, mi sembra che il governo le stia affrontando con competenza. Certo le misure di austerità varate dovranno essere digerite dall'opinione pubblica soprattutto per quanto riguarda l'aumento della tassazione e la liberalizzazione del mercato ma la credibilità del Paese è notevolmente migliorata».

E come la mettiamo con i sindacati? «Il sindacato ha una storica funzione di rappresentanza della forza lavoro, in una società perfetta è un baluardo di difesa. È naturale che in un momento di stress e di crisi le persone pensino ai sindacati come guida e sostegno. Quello che serve è trovare un equilibrio con il governo per stimolare la crescita e la nascita di nuovi posti di lavoro».

Secondo l'esperienza di Hays esiste un modello europeo da imitare nel mercato del lavoro? «Da inglese non suggerirei il modello della Gran Bretagna ma quello della Germania: il più forte in questo momento di difficoltà generale».

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