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24/08/2010, 16:45

Gli operai Fiat scrivono a Napolitano
Matteoli: "La sentenza va rispettata"

La richiesta dei sindacati e del governo. I tre operai reintegrati e bloccati si appellano al Presidente della Repubblica. "Faccia rispettare le leggi".

Gli operai licenziati dalla Fiat all'ingresso dello stabilimento di Melfi Continua a far discutere la decisione della Fiat di non consentire ai tre operai di Melfi reintegrati dal giudice di accedere alla produzione. L'appello perché Fiat applichi la sentenza del giudice è corale: dai sindacati al governo, anche se con posizioni diverse. "Le sentenze vanno rispettate anche quando non fanno piacere - ha affermato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli - se il nostro Paese è uno Stato di diritto non lo può essere a fasi alterne. Qui c'è una sentenza e la sentenza deve essere rispettata." Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, è convinto che l'azienda "da un lato debba applicare le sentenze della magistratura come necessario e dall'altro continuare a rimanere dalla parte della ragione". Secondo  Saglia, "il problema è che con questa vicenda, cosi' come a Pomigliano, si stanno riscrivendo le regole delle relazioni industriali a monte di una decisione che e' stata condivisa da tutti e non dalla Cgil che è quello appunto di un rinnovato accordo sulle relazioni industriali. Ora Fiat - ha aggiunto - non deve mettere in imbarazzo parte importante del sindacato che ha condiviso questo percorso". Intanto i tre operai sono tornati davanti ai cancelli della Fiat. Ieri, l'azienda aveva consentito il loro ingresso  nella fabbrica, ma non il ritorno sulle linee di produzione. All'ingresso del secondo turno, che scatta alle 14, i tre hanno voluto essere presenti per ribadire la loro posizione: "Tornare a lavoro come ha disposto il giudice". Barozzino, Pignatelli e Lamorte hanno anche preparato una lettera aperta al Presidente della Repubblica per chiedere giudizi veloci da parte della magistratura.


CGIL
Sul piede di guerra la Cgil. "C'è una sentenza esecutiva della procura di Potenza - ha spiegato oggi il vice segretario generale Susanna Camusso - e la Fiat deve rispettarla. Non c'è nessuno che possa esimersi dal rispettare una sentenza della magistratura con nessuna motivazione e quelle peraltro fornite in questa occasione dalla Fiat sono del tutto pretestuose". La sindacalista ha quindi tenuto a precisare che "non c'ènessuna differenza tra quanto sostiene la nostra organizzazione di categoria e quanto sostiene la Cgil, perche' appunto va fatto rispettare un diritto che e' quello del reintegro dei lavoratori". Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, la Fiat "sta facendo il gioco della Fiom e sta spostando l'attenzione su un problema assolutamente residuale" perche' "il fatto importante e' l'investimento. Se il giudice gli ha dato ragione la Fiat applicasse quella sentenza e non andasse dietro alla Fiom che vuole proprio questo".


LA LETTERA A NAPOLITANO
"Ci rivolgiamo a Lei, Presidente, perchè richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi". È quanto hanno scritto in una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat licenziati, reintegrati e bloccati ieri subito dopo aver attraversato i cancelli della fabbrica. Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli hanno chiesto a Napolitano di intervenire "per farci sentire lavoratori, uomini e padri".  "Per l'azienda - scrivono i tre operai - ci saremmo resi responsabili di un reato avendo deliberatamente ostruito il transito a dei carrelli (Agv) che servono la linea di produzione all'interno dello stabilimento. In verità non vi è mai stato alcun blocco dei carrelli da parte nostra e men che mai può ritenersi sussistente alcuna fattispecie delittuosa a nostro carico, così come comprovato dalle testimonianze di tutti i lavoratori presenti in occasione dello sciopero e da tutta la Rsu  unitaria. Non si tratta soltanto della nostra versione dei fatti - sottolineano - la quale potrebbe risultare viziata dalla carità di parte, ma di ciò che ha stabilito il Tribunale di Melfi, in funzione di Giudice del lavoro. Ora secondo l'azienda - aggiungono - potremmo continuare a percepire la sola retribuzione ma non avremmo il diritto ad essere reintegrati nella nostra postazione lavorativa. Signor Presidente - prosegue l'appello - per sentirci uomini e non parassiti di questa società vogliamo guadagnarci il pane come ogni padre di famiglia e non percepire la retribuzione senza lavorare. Questo non è mai stato un nostro costume, nè come semplici operai nè come delegati sindacali aziendali, avendo sempre svolto con diligenza e professionalità il nostro lavoro. Ci rivolgiamo a Lei, Presidente, perchè richiami i protagonisti di questa vicenda al  rispetto delle leggi - si legge in un ulteriore passaggio della lettera - e perchè nel suo ruolo di massima carica dello Stato sia da garanzia del rispetto della democrazia, della Costituzione e dello Stato di diritto in modo da ripristinare e garantire il libero  esercizio dei diritti sindacali nonchè dei diritti costituzionalmente riconosciuti a tutti, all'interno dello stabilimento Fiat Sata di  Melfi.

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24/08/2010

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