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24/08/2010, 05:30

La Fiat blocca i tre operai

Melfi: scontro tra l'azienda e i duri della Cgil, sale la tensione. I reintegrati tornano in fabbrica ma scatta il divieto di lavorare.

Gli operai licenziati dalla Fiat all'ingresso dello stabilimento di Melfi Si complica la vicenda dei tre operai di Melfi licenziati dalla Fiat e reintegrati dal giudice del lavoro. Una vicenda cruciale giacchè potrebbe essere destinata a costituire un modello per altre vertenze e a rivoluzionare il sistema di relazioni sindacali. Ieri alle 13.30 Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, accompagnati dai loro avvocati e da un ufficiale giudiziario, hanno varcato i tornelli all'ingresso dello stabilimento ma sono stati subito bloccati dalla vigilanza.


L'azienda ha subito fatto sapere che non sarebbe stato concesso ai tre operai di rientrare in forza alle linee di produzione ma solo di svolgere l'attività sindacale nella apposita saletta. Dopo meno di due ore i tre hanno lasciato la fabbrica ma prima hanno improvvisato una conferenza stampa durante la quale hanno anche lanciato un appello al presidente della Repubblica Napolitano: «non ci faccia vergognare di essere italiani». «Vogliamo solo il nostro lavoro, come ha deciso il giudice - ha detto Giovanni Barozzino - Non vogliamo essere confinati in una saletta sindacale che è distante centinaia di metri dalla fabbrica dove lavorano i nostri colleghi. Da lì non potremmo parlare con nessuno. Per rivendicare i nostri diritti siamo disposti a venire in fabbrica ogni giorno».

 
Intanto, appena è arrivata la nota della Fiat che ribadiva il no al reintegro in servizio dei tre operai, la Fiom ha indetto un improvviso sciopero di due ore (a cui peraltro secondo l'azienda avrebbe aderito solo il 5% circa del personale. Non solo. La Fiom Basilicata ha presentato ai carabinieri una denuncia contro la Fiat per inottemperanza alla sentenza di reintegro. La Fiat in un comunicato ha rivendicato la validità della decisione di non permettere ai tre dipendenti di tornare a svolgere le loro mansioni in fabbrica. «La decisione di non avvalersi della sola prestazione di attività lavorativa dei tre interessati - si legge nella nota - che costituisce prassi consolidata nelle cause di lavoro e che ha l'obiettivo di evitare ulteriori occasioni di lite tra le parti in causa, trova, nel caso specifico, ampia e giustificata motivazione nei comportamenti contestati che, in attesa del completarsi degli accertamenti processuali, si riflettono negativamente sul rapporto fiduciario fra azienda e lavoratori. Si tratta peraltro di comportamenti per i quali è in corso anche indagine penale da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Melfi».


E sulla vicenda è intervenuto anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che ha chiesto come sia possibile che «un picchetto blocchi l'ingresso di merci, o che una minoranza possa bloccare la produzione e impedire di lavorare a chi vuole farlo». Il leader della Cisl Bonanni ha messo in guardia l'ad della Fiat Marchionne a «non cadere nella trappola della Fiom che vuole una conflittualità fine a se stessa».

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Laura Della Pasqua

24/08/2010

  • 25/08/2010 08:57 arrigo
    è mai possibile che in Italia non ci possono licenziare i Lavativi e sabotatori che sono un danno per l'azienda e i lavoratori onesti??? presidente non mi faccia vergognare di essere Italiano!
  • 25/08/2010 08:13 alcambi
    Fossi marchionn, chiuderei l'azenda di Melfi e la porterei all'estero, in barba ai sabotatori operai difesi da Napolitano:
  • 24/08/2010 19:47 Ivan
    Difficile valutare finchè è in corso il processo. Le possibilità sono due. Se i tre operai dicono il vero e quindi hanno scioperato senza ostacolare la produzione, è ovvio che la dirigenza Fiat ha torto marcio e deve pagare pesantemente il suo atteggiamento arrogante. Se invece i tre operai mentono ed hanno ostacolato la produzione, la Fiat ha pienamente ragione e dovrebbe farsi risarcire anche i danni per la mancata produzione. Oltretutto così facendo i tre operai non avrebbero rispettato il diritto al lavoro dei loro stessi colleghi. Il diritto al lavoro e pari al diritto di sciopero.
  • 24/08/2010 17:58 alessio di benedetto
    LA FIAT CON MARCHIONNE CI HA RIPORTATO AL 1910 QUANDO L'ESERCITO E LE FORZE DELL'ORDINE SPARAVANO SULLA POLIZIA. Accadrà anche questo, dal momento che i kapò dell'Industria torinese si oppongono al decreto dei giudici, con spavalderia. Se fosse accaduto un fatto così increscioso negli anni Settanta avremmo avuto subito 2-3-milioni di cittadini in piazza, ma dopo 25 anni di lobotomizzazione-MEDIASET c'è da ricominciare a rieducare le persone a quelli che sono sono i loro diritti. Che continuino a votare Berlusklaun gli operai e questi saranno i risultati. Per quanto mi riguarda, dopo che la FIAT ha letteralmente rubato 65 anni di nostri contributi, NON COMPRERO' MAI PIU' FIAT NEMMENO SE DOVESSE COSTARE LA META' DELLE ALTRE AUTOMOBILI.
  • 24/08/2010 13:34 Valerio Oddis
    Se avessero voglia di lavoprare non avrebbero armato tutto quel casino.
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