Rinviata la soppressione di enti, i cui nomi sembrano tratti dal libro Cuore di De Amicis, come l'istituto nazionale di beneficenza «Vittorio Emanuele III» e il Pio istituto elemosiniere. Lunga vita ancora per l'ente irriguo toscano umbro, la Fondazione «il Vittoriale per gli italiani», l'Unione accademica nazionale e per l'ente opere laiche palatine pugliesi. Infine sedia salva anche per l'Ente italiano montagna, e per due istituti dal sapore coloniale: l'Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente e l'Istituto agronomico per l'Oltremare. Nessuno li toccherà. E anche per un tempo congruo. Il testo del decreto che Il Tempo ha potuto consultare prevede addirittura due ipotesi salvavita. Ma entrambe fissano il termine improcrastinabile per il riordino al 30 giugno del 2010. Ancora un anno dunque. Un tempo sufficiente a elaborare qualche strategia di uscita per non soccombere. Già perché finora gli enti sono riusciti ad evitare con un perfetto slalom le date della definitiva chiusura. Così l'iniziale tagliola si è spostata dal primo gennaio 2008 al 30 giugno dello stesso anno. E poi al 31 dicembre. Poi con norme successive la fine era stata decretata il 31 dicembre. Ma ligi al motto finché c'è vita c'è speranza gli enti non hanno mollato. Hanno chiesto la grazia accordata fino al 31 marzo del 2009 e ancora fino al 31 giugno. Cioè alla fine di questo mese. Prima dell'ultima boccata di ossigeno che arriverà, come detto, domani. Difficile pensare che i ministri incaricati, quello della Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli e quello della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, con questi presupposti abbiano intenzione di mettere le mani su altri enti da considerare inutili. Eppure a leggere il testo del decreto ne avrebbero tutte le possibilità. Entro il 15 settembre, infatti, a loro è dato l'incarico di attivare un processo di riordino per quelli che i vari ministri segnaleranno come non necessari alla collettività. Considerata la pervicacia con cui gli undici più tre nella lista hanno resistito agli attacchi del taglienti sarà veramente difficile inserire nell'elenco nuovi nomi. La partita è aperta. Il nuovo milleproroghe affronta un tema che sta a cuore a molte famiglie. Quello dello sfratto dalle abitazioni in cui si abita in affitto. Le risorse stanziate per consentire la proroga fino al 30 giugno non sono state utilizzate nella loro totalità. Per questo il Governo avrebbe disposto un'ulteriore slittamento delle esecuzioni al 31 dicembre di quest'anno.
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24/06/2009