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Borsa Ue ancora giù

530 punti, portando Milano in coda alla già disastrata squadra delle borse continentali. Che, complessivamente, nell'ennesimo venerdì nero hanno bruciato 154 miliardi di euro di capitalizzazione, con i listini scesi ai minimi degli ultimi sei anni. L'indice Dow Jones Stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sul Vecchio Continente, ha infatti perso il 3,52%, tornando sui livelli della primavera del 2003. A mandare al tappeto le aspettative degli operatori sono state le banche per i timori di improvvise nazionalizzazioni e la forte speculazione che ha scatenato vendite da panico.


A Milano, in particolare si è guardato al titolo di Intesa SanPaolo (-15,34% a 1,78 euro) che è precipitato sotto la soglia psicologica dei 2 euro, cosa che non accadeva dal marzo del 2003.
Un valore che ha portato la capitalizzazione del gruppo guidato da Corrado Passera a quota 21 miliardi, mandando in fumo quasi 4 miliardi di euro. In caduta libera anche il Banco Popolare (-11,82% a 3,22 euro), e Unicredit (-8,71% a 0,89 euro).


A risollevare le sorti del settore, almeno in Italia, potrebbero essere i Tremonti Bond, le obbligazioni statali appositamente create per prestare soldi pubblici alle banche. Ieri gli strumenti hanno ricevuto il via libera da Bruxelles. Il commissario alla Concorrenza Neelie Kroes li ha definiti uno «strumento adeguato, necessario e proporzionato per ristabilire la fiducia dei mercati finanziari e per consentire alle banche italiane di continuare a garantire il credito all'economia reale».


Il ministero dell'economia «ha preso atto con soddisfazione dell'approvazione definitiva da parte della Commissione Europea». Positivo anche il giudizio dell'Abi guidata da Corrado Faissola mentre tra le banche Intesa SanPaolo con la voce del direttore finanziario Carlo Messina ha detto «sì alle modifiche approvate dall'Unione Europea ai Tremonti bond per i quali esprime interesse e no alla possibilità, prevista anche dal piano del governo, che il Tesoro partecipi ad aumenti di capitale, peraltro non all'orizzonte del gruppo». L'omologo di Unicredit, Ranieri De Marchis, ha preferito non commentare le caratteristiche del cosiddetto Tremonti bond. «Non ho neanche visto lo strumento. Non lo so» ha tagliato corto il direttore. Più possibilista l'amministratore delegato dello stesso gruppo, Alessandro Profumo: «È significativo il miglioramento dei Tremonti Bond. Li valuteremo».

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