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Natalia Poggi n.poggi@iltempo.it La parola d'ordine è ...

Natalia Poggi
n.poggi@iltempo.it
La parola d'ordine è mantenere il più possibile i posti di lavoro. E difendere l'anello più debole, i precari. Lo ha ribadito Marco Paolo Nigi (nella foto), segretario generale dello Snals-Confsal durante l'incontro al Ministero dell'Istruzione tra i sindacati e il ministro Gelmini.

A fronte dei tagli previsti per il 2009 (42 mila cattedre nelle Medie e Elementari) a salvaguardia dei precari (ai quali non saranno rinnovati i contratti) ma anche dei docenti in ruolo (che potrebbero subire trasferimenti coatti). Il ministro Gelmini ha firmato la direttiva, in base all'art 7 della 133, per i pensionabili (cioè coloro che hanno raggiunto i 40 anni di servizio) in soprannumero nelle categorie dell'esubero e per i fuori-ruolo. «Sono 5000 posti che vanno sommati ai 23.000 circa regolari che hanno presentato la domanda di pensionamento - spiega il prof Nigi - All'incirca 28.000 nuove immissioni in ruolo di precari».
In bilico, dunque, restano circa tredicimila cattedre. «Il ministro Gelmini è indirizzata verso un intervento legislativo che obblighi a tornare a casa con sei mesi di preavviso tutti quelli che hanno 40 anni di servizio. Non solo ma estende anche al personale della scuola la possibilità di andare a casa dopo 35 anni indipendentemente dall'età anagrafica con mezzo stipendio fino al raggiungimento del quarantesimo anno». Altro spazio, dunque, ai giovani. «Certo. Il problema principale, per noi, è la salvaguardia delle nomine dei precari. È il criterio alla base del Dop, dotazione organico provinciale. Cioè la riserva di precari, personale specializzato, che non hanno cattedre e che vengono chiamati per fare le supplenze».
Parliamo di ammortizzatori sociali: la Confsal ha proposto una Cassa speciali anche per i precari..
«In piena crisi economica è necessario estendere gli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori che non ne usufruiscono, i precari». In che modo? «Con gli otto miliardi stanziati dal governo va definita una Cassa speciale per i precari che così non andrebbero licenziati ma semplicemente sospesi dalle aziende per cui lavorano che poi s'impegnano a riprenderli a crisi finita. Nel settore pubblico, invece, sarebbe indispensabile per i precari intervenire con l'istituto del contratto con differimento della decorrenza dell'assunzione congiunto, naturalmente, con il soccorso del reddito».

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18/02/2009










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