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Antitrust, 500 mila euro di multa per Tim e Vodafone

La punizione si riferisce alla vicenda delle repentine modifiche tariffarie apportate l'estate scorsa, di cui i clienti vennero informati soprattutto tramite sms, e che, secondo Altroconsumo, sono costate tra 49 e 83 euro in più in un anno. La sanzione più pesante, per pratica commerciale scorretta, è quella dell'Autorità garante per la concorrenza e il mercato, che ha inflitto ai due colossi della telefonia mobile una multa da 500mila euro ciascuna, vale a dire il massimo consentito.


L'Autorità per le tlc, che si è occupata di altri profili, ha invece deciso una multa di 58 mila euro ciascuna.Telecom, che «ritiene di aver agito nel pieno rispetto della normativa vigente», ha già annunciato la volontà di presentare ricorso al Tar del Lazio contro la decisione dell'Antitrust, mentre Vodafone Italia «si riserva di dar seguito a tutte le azioni necessarie per riaffermare la correttezza del proprio comportamento».


Ai due organismi regolatori si erano rivolte le associazioni dei consumatori all'indomani della decisione di Vodafone di mandare in soffitta 31 piani tariffari nati tra il 1998 e il 2003, operazione di cui i clienti erano stati informati utilizzando come strumento «primario» di comunicazione un messaggio di testo sul cellulare. Negli stessi giorni anche Tim aveva inviato Sms a oltre 3 milioni di clienti per annunciare una serie di ritocchi tariffari. Le due Autorità si misero subito al lavoro. A distanza di sei mesi, così, sono scattate le multe. Il garante della concorrenza non ha preso in esame il fondamento o la legittimità della variazione tariffaria, ma la pratica commerciale adottata per comunicarla alla clientela, giudicandola «scorretta».

Sia per Tim che per Vodafone, l'Antitrust sottolinea che il contenuto dell'Sms che annunciava l'aumento tariffario «si caratterizza per un contenuto ambiguo ed omissivo circa le informazioni relative alla natura dell'operazione in atto, tale da impedire al cliente interessato di assumere una conseguente decisione consapevole, con particolare riferimento alla possibilità di esercitare un diritto di recesso senza alcuna penale».

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