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De Benedetti lascia tutte le sue società

De Benedetti lascia tutte le sue società

Carlo De Benedetti

L'Ingegnere abbandona così la plancia di comando di Cir, Cofide, Management&Capitali e del Gruppo L'Espresso, anche se di quest'ultimo manterrà la direzione editoriale, la presidenza onoraria e la delega per la nomina dei direttori, mentre il nuovo presidente sarà deciso «d'accordo con mio figlio Rodolfo» ha precisato De Benedetti. In ogni caso il gruppo di società non sarà sconvolta da un riassetto. La scelta è stata maturata per soli motivi anagrafici e presa «con serenità perché mi sono assicurato un ricambio dei manager laddove occorreva e la continuità dove già esisteva», anche alla luce del fatto che «a fine anno compio 75 anni» ha spiegato De Benedetti. Che rimarrà presidente dell'omonima fondazione e nel cda di Rothschild.

L'Ingegnere ha più volte sottolineato, quasi a voler escludere ogni dietrologia sulla sua scelta, il fattore anzianità. «Dovrebbe essere introdotto nello Statuto delle Società un limite di età. Penso che noi lo faremo» ha rimarcato. Esclusa anche l'emotività nel suo gesto. «La morte del principe Carlo Caracciolo non c'entra nulla con le mie decisioni» ha precisato il manager. Che ha poi ricordato i fatti salienti della sua vita negli affari. «Ci sono stati eventi che hanno penalizzato la mia carriera per ragioni politiche». Tra le vicende tre quelle citate: il Banco Ambrosiano, la Sme «che mi è stata tolta per ragioni politiche. Infine la vicenda Mondadori. Nessun rancore personale con Berlusconi ma solo verso la politica che contrabbandava con Berlusconi le frequenze».

La chiarezza non è bastata a frenare le ipotesi sull'uscita improvvisa e teatrale dell'Ingegnere. Tra le versioni più accreditate le divergenze con l'erede Rodolfo sul progetto di scissione delle attività editoriali da quelle industriali. E che se condotto in porto avrebbe ridotto i margini di manovra del figlio. La volontà di Carlo nel tenere vicino le redini del gruppo Espresso, secondo le indiscrezioni, sarebbe legata alla preparazione dell'ingresso nel capitale di un socio industriale.

Scomparso Caracciolo, secondo azionista, partito l'a.d storico Benedetto, affievolito il peso del fondatore Scalfari, la generosità con cui i giornalisti del gruppo sarebbero stati incentivati a lasciare il posto di lavoro, fanno pensare a un progetto di dimagrimento dell'organico che potrebbe preludere a un nuovo socio. Nessuna vendita, però. De Benedetti lo ha ribadito con fermezza: «Almeno fino a quando sono vivo io il gruppo L'Espresso non sarà venduto». Esclusa anche anche «la necessità» di togliere il titolo dalla Borsa.

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