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La Fiat nel mirino di Moody's

In questo panorama cupo, che comprende tutti i maggiori mercati e fa segnare un rosso pesante al mercato italiano (13,4%), Fiat Group regge il colpo, aumentando leggermente la quota sia nel mese (dal 7,6 all'8%) che nell'anno (dall'8,1 all'8,3%) e confermando in Europa occidentale la quinta posizione tra i costruttori europei.
Ma la tenuta alla crisi non soddisfa Moody's che mette sotto osservazione il rating per un possibile taglio. Il titolo, in ripresa dopo la flessione seguita ai dati sulle immatricolazioni europee, è andato di nuovo giù in modo pesante a Piazza Affari e chiude con un calo del 5,58%, sotto la soglia dei 5 euro (4,91), sui livelli di fine 2008.
Il consiglio di amministrazione del Lingotto esaminerà il 22 gennaio i conti del quarto trimestre 2008 e dell'intero esercizio. Secondo Moody's, tuttavia, il calo dei mercati dell'auto cruciali per la Fiat è stato più grave del previsto «sia per intensità e sia per velocità». Questo «probabilmente comporterà un deterioramento della redditività e della generazione di cassa di Fiat e avrà un impatto sul suo profilo operativo, così come sui parametri creditizi, che potrebbero non esser più in linea con l'attuale categoria di rating». L'ad del del Lingotto, Sergio Marchionne, sdrammatizza e torna a sollecitare «urgenti azioni di sostegno al settore a livello europeo». «La decisione di Moody's - osserva - è strettamente collegata alla generale situazione di difficoltà che sta attraversando il comparto automobilistico a livello mondiale. Siamo consapevoli che il business dell'auto è messo a dura prova dalla crisi che ha colpito prima il mondo della finanza e adesso anche l'economia reale. In considerazione dell'alto tasso di occupazione, diretta e indiretta, si rendono quanto mai necessarie ed urgenti azioni di sostegno a livello europeo. Solo una strategia di intervento comune, o per lo meno condiviso, può, tra l'altro, evitare quella disparità da Paese a Paese che sta creando condizioni di diseguaglianza tra i diversi costruttori, falsando l'equilibrio dei mercati».

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