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Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it L'arrivo del gas in ...

Una situazione «grave e inaccettabile». Le tensioni ancora forti tra i due paesi interessati dal braccio di ferro, Russia e Ucraina, hanno di fatto bloccato i buoni propositi di Gazprom, l'azienda energetica del Cremlino, che era stata rassicurata dall'arrivo degli osservatori dell'Ue a Kiev per monitorare il regolare passaggio del gas nel transito in terra ucraina. La reazione della Commissione europea al nuovo stop delle forniture di gas russo verso i Paesi dell'Ue è stata senza mezzi termini.
Bruxelles ha accusato Mosca e Kiev di aver violato l'accordo raggiunto dopo una lunga mediazione e ha lancia l'ennesimo monito verso le due capitali: «Il transito del gas verso l'Europa deve essere riavviato immediatamente. Non ci possono più essere nè scuse nè pretesti, perché tutte le condizioni poste dalle parti sono state rispettate».
Il presidente dell'esecutivo europeo, Josè Manuel Barroso, ha espresso tutta la sua delusione e il suo disappunto al premier russo, Vladimir Putin, e lo stesso ha fatto il primo ministro ceco e presidente di turno dell'Ue, Mirek Topolanek, telefonando al premier ucraino, Iulia Timoshenko. La diplomazia europea continua a lavorare incessantemente. Ma sullo sfondo resta l'impotenza dell'Ue di fronte a uno scontro tra Mosca e Kiev che va ben al di là della complicata «disputa commerciale». I veri motivi del disaccordo ruotano attorno agli enormi interessi di carattere politico e geopolitico.
Il Vecchio Continente - a partire di Paesi dell'Europa centrale dipende al 100% dal gas russo - resta in ostaggio di una situazione che difficilmente riesce a gestire. E la mediazione dell'Ue è stato più volte messo in discussione da veti incrociati e colpi di scena inattesi.
Tutto sembrava risolto dopo l'annuncio fatto lunedì scorso da Gazprom, cui è seguita la riapertura dei rubinetti del gas. La reazione di Bruxelles è stata cauta: «Verificheremo sul campo» l'effettiva ripresa delle forniture e del transito verso l'Ue. Dopo poche ore invece in seguito al solito rimpallo di responsabilità tra Mosca e Kiev, Bruxelles ha dovuto prendere atto che il flusso di gas verso l'Europa era pari a «poco e niente». In pratica tutto fermo. Con in più la beffa di avere osservatori nei principali centri di smistamento di Gazprom e Naftogaz senza, però, libertà di accesso nelle stanze dei bottoni. Impossibile, dunque, monitorare l'effettivo flusso e transito di gas.
Più ottimista la posizione in Italia. «Non siamo preoccupati - ha osservato Silvio Berlusconi, abbiamo riserve abbondanti. La cosa che viene fuori da questa vicenda - ha proseguito - è che dobbiamo andare avanti nella direzione che precedentemente avevamo imposto con il nostro governo: la diversificazione delle fonti energetiche». Fiducioso anche il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola. «Siamo alle ultime schermaglie tra Russia e Ucraina. Prevedo che l'accordo sarà rispettato in tempi brevi e che il gas russo arriverà».

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